Che sia il razionalismo. –– Come il razionalismo s'ingeneri
dal
protestantesimo. –– Analisi della regola del protestantesimo. –– Con
essa si distrugge il soprannaturalismo. –– Si manomette la morale. ––
Si fa del cristianesimo una scuola filosofica. –– Il socinianismo. ––
Il razionalismo volgare. –– Il razionalismo filosofico o gnostico. ––
Perchè da principio non si conoscesse appieno il razionalismo racchiuso
nella nuova regola di fede. –– Ridicolezza de' polemici volgari del
protestantesimo. –– Orrori a cui fu tratto il protestantesimo per lo
svolgimento logico della sua regola.
Il razionalismo, sì volgare come scientifico o filosofico, è la
tomba delle credenze religiose o della fede cristiana. La umana ragione
si fa per esso arbitra e giudice suprema della rivelazione, o, per
parlare con maggior precisione di termini, sostituisce sè stessa alla
rivelazione col distruggerla ed annullarla, con toglierne perfin la
nozione. Il soprannaturalismo per esso non ha più luogo; gli sottentra
il naturalismo puro. I libri santi e le dottrine nei medesimi
contenute, non sono più l'opera di Dio, ma sì un dei frutti della
ragione elevata alla più alta potenza. Ebbene: il razionalismo nacque
ad un parto col protestantesimo; anzi dobbiam dire che questo n'è il
principio generatore, e quello la prole sua naturale.
Una sottile analisi del protestantesimo ci convincerà della verità
di quanto abbiamo affermato, tuttochè paia a primo aspetto
un'asserzione avventata. Chi in fatti riflette al rigido dommatismo di
Lutero; alla ferma fede da lui richiesta per la giustificazione; alle
formole sì franche e si ricise del sassone riformatore; all'impegno ed
energia nel difenderle, alle disfide, alle disputazioni sostenute
contro i mantenitori o introduttori di dottrine diverse dalle sue, si
farà maraviglia come possa pronunziarsi con verità essere nati ad un
parto il protestantesimo ed il razionalismo, anzi essere quello di
questo il principio generativo. Ma la difficoltà non è che apparente.
Emerge essa dal confondersi il fatto col diritto, il principio
coll'applicazione. Lutero, affin di giustificare la sua defezione o
ribellione dalla chiesa, statuì come punto di dipartenza il principio
che la sola scrittura dallo spirito di ciascuno intesa e interpretata
costituisce la regola di fede, e che per conseguente ognuno era in
diritto di esaminare e quindi ammettere come di fede quanto nella
bibbia avesse trovato doversi credere, e per converso rigettare quanto
giudicasse a quella non appartenere.
Su questo principio cominciò egli a dommatizzare senza verun
riguardo nè all'autorità della chiesa, nè alla testimonianza dei padri,
nè al senso tradizionale dell'antichità cristiana. A chi poi gli
opponeva queste fonti, egli rispondeva di tratto esser tutto questo parola dell'uomo, mentre non si dee
credere che alla pura parola di Dio:
motto che fu poi ripetuto da tutte le generazioni protestanti, e noi
poc'anzi l'udimmo dalle labbra del vescovo protestante Nixon. Ma si
stette egli poi fedele al suo principio? Nulla meno. Egli, che avea
proclamata la pura parola di Dio, cioè la bibbia, per unica regola di
fede e annunziata la libertà di esame, diede la propria interpretazione
sua qual norma del credere, e sostituì la sua autorità all'autorità
della chiesa, imponendo tirannescamente a' suoi seguaci il suo proprio
dommatismo. Nel che ognun vede incoerenza patente di questo gran
riformatore.
Tal è il fatto o l'applicazione personale del principio fattane dal
fondatore del protestantesimo; or veggiamo il diritto ed il principio
in sè stesso. La bibbia adunque dalla ragione individuale interpretata,
e il libero esame della medesima costituisce la regola, il diritto, il
principio, com'io denominai, del protestantesimo. Ora egli è appunto di
questa regola, diritto e principio che io affermo contenersi in esso
come in germe, il razionalismo, il sepolcro della fede e della stessa
rivelazione. Ciò non m'è difficile il dimostrare sì nella teorica come
nella pratica.
E quanto alla teorica, chi non vede, che fissato una volta che la
regola del credere e dell'operare è la scrittura interpretata secondo
la intelligenza di ciascuno, ossia della ragione individuale, ne
conseguita che ognuno si fa giudice della propria fede? E invero a chi
spetta in siffatta ipotesi il giudicare se una espressione vada intesa
nel senso letterale ovvero nel senso figurato? Se abbia ad
interpretarsi di consiglio o di precetto? Se un fatto abbia ad aversi
come prodigioso ovvero come naturale? Alla ragione individuale
unicamente. E per recare un qualche esempio; le parole di Cristo presso
s. Giovanni: Io e il Padre siamo una
cosa sola, debbono intendersi di unità sostanziale, ovvero di
unità morale? Le parole della divina istituzione della eucaristia: Questo è il mio corpo, sono a
intendersi a rigor di lettera, oppure in senso figurato, ed anche sol
di un rito mnemonico o rammemorativo? Così quell'altre: A chi vi toglierà la veste dategli anche
il mantello, contengono un precetto, od un consiglio? Il rito
del battesimo è egli perpetuo, ovvero a tempo determinato? E così
dicasi di cento e cento altri passi dalla retta intelligenza de' quali
dipende un domma, un sacramento, una grave obbligazione. Il decidere su
questi punti con la regola di che parliamo, dipende dalla
interpretazion di ciascuno. Dissentendo poi questi, come debbe di
necessità accadere, circa la intelligenza di tai passi, che si dovrà
credere? Chi deciderà la controversia? Torno a ripetere, la ragion di
ciascuno.
Nè qui il tutto consiste. Dovendo la ragione individuale esser
giudice, ella, imbattendosi in alcun passo il quale contenga un qualche
vero, che punto non intende, perchè eccede l'oggetto su cui solo
può pronunziare, che farà? Per l'un de' lati vede che inteso come
suona, dovrebbe essa ammettere come vero ciò che l'urta, un mistero che
non comprende, un'almeno apparente contraddizione; per l'altro
lato troppo ben conosce che non si può rigettare quanto trovasi
registrato apertamente nel divin codice. Adunque a che attenersi?
Giudice supremo com'ella è di sua fede, invece di assoggettare sè alla
scrittura e alla rivelazione coll'ammettere e credere un mistero che
punto non intende, anzi che l'urta come contrario a' suoi naturali
dettami, assoggetta la scrittura o la rivelazione a sè; quindi la
interpreta di guisa, che nulla presenti che non sia appien conforme
a quanto ella intende. Per tal forma il mistero e il soprannaturalismo
debbon cedere al razionalismo.
Più ancora: se la ragione è quella che debbe in ultimo appello
pronunziar la sentenza definitiva intorno al senso della scrittura,
qualor si avvenga in qualche passo che troppo si opponga alle
propensioni, alle tendenze di sua corrotta natura, lo interpreta per
modo, che siffatta opposizione e contrarietà svanisca, a tal che possa
tranquillamente adagiarsi alle inclinazioni della medesima. Che se
s'incontra in alcun tratto che paia favorir le sue passioni, l'afferra
e se ne fa un sostegno per potere agir più liberamente. In questi casi
la scrittura diventa nociva e micidiale per
l'uomo determinato a vivere a seconda de' suoi desiderii, nè più nè
meno
di quel che facessero non pochi sì degli antichi come de' moderni
filosofi rispetto ai dettami della ragione. Venne questa tratta a
forza, dirò così, perchè servisse con distorte e violente teorie a
farsi
patrona de' più obbrobriosi misfatti. Per simil guisa la scrittura
abbandonata alla interpretazione privata d'ogni individuo si fa servir
di velo alle più turpi e ignominiose passioni. Così non la fede
soltanto, ma la morale eziandio vien manomessa per la regola che serve
di base al protestantesimo [1].
Si dirà che questi sono abusi della regola la quale di sua natura
non
conduce a tali eccessi. Concedasi pure esser questi meri abusi; ma io
chieggo: concederà egli, chi sostiene e adopera di tal forma, che sieno
abusi, o non piuttosto sosterrà che sono interpretazione legittima
della pura parola di Dio, ch'egli così vede,
che egli così intende? Chi potrà convincerlo del contrario in forza
della sua regola? Non è ella la ragione individuale quella che dee
giudicare? Niuno logicamente gli potrà contraddire. Ed ecco come per
tai logici processi si viene a sovvertire e sconvolgere la economia del
cristianesimo con ispogliarlo di tutti i veri soprannaturali, di tutti
i misteri, di tutti gli eventi straordinari, che superano cioè
l'ordinario corso della natura, e però di tutti i vaticinii o profezie
le quali si spiegano dalla ragione individuale quali felici
conghietture e nulla più. Si spoglia pure dei documenti morali, o
almeno si toglie loro la base, che è la fede ne' misteri, i quali
somministrano per la osservanza de' precetti i motivi più forti e più
gagliardi.
Che addiviene del cristianesimo qualor gli si tolgano i misteri
della
incarnazione e della redenzione? I dommi del futuro risorgimento
de' corpi e della eternità delle pene? Diventa uno scheletro, una
larva, un'ombra. Diventa una scuola filosofica. Ebbene: abbandonata la
scrittura alla intelligenza e alla interpretazione individuale, essi
crollano e rovinano. Imperocchè non è già la ragione che di per sè
sola col leggere la bibbia abbia tai misteri e tai dommi trovati, ma
unicamente gli ebbe dal senso tradizionale mantenuto e propagato pel
magistero sempre vivente della chiesa. Diasi la scrittura senz'altra
spiegazione e commento al più saggio de' mandarini cinesi ignaro al
tutto della religione cristiana, vi troverà egli nel senso in cui si
credono nel cristianesimo il mistero di un Dio fatto uomo, di un sol
soggetto riunente in sè la dualità delle nature divina ed umana? Vi
troverà egli quest'uomo Dio morto per la espiazione de' peccati di
tutto il genere umano, in sacrifizio di redenzione? Io per me nol
penso; e tanto meno il penso in quanto che veggo uomini allevati e
nutriti fin dalla infanzia in queste idee del cristianesimo,
versatissimi
nello studio della scrittura, forniti di doti non ordinarie d'ingegno e
di erudizione, che pur non li veggono. Diranno i protestanti esser
questi
di mala fede; ma come il proveranno? Cert'è che essi il niegano ed
assicurano d'esser così persuasi e convinti
dietro un'accurata e
profonda investigazione della scrittura medesima, che anzi questo è il
risultamento dell'esame coscienzioso fattone, del loro studio biblico.
Io sono nell'intima convinzione che Lutero, e lo stesso dicasi degli
altri così detti riformatori come già più volte inculcai, non avrebbe
di per sè trovati tai dommi nella bibbia, se non gli avesse appresi
dalla chiesa in un col latte. Sono in ciò i protestanti simili a que'
filosofi, ovvero increduli, del secolo XVIII, i quali dopo di aver fin
dalla infanzia appresi gl'insegnamenti della morale cristiana,
pretesero fare astrazione da essi, e dar da sè, quai maestri
indipendenti, lezioni di etica sublime, senz'avvedersi della influenza
che le passate reminiscenze esercitavano sulla lor mente.
E che sia di fatto così basti il riflettere che ben di molti tra i
protestanti hanno col tempo e colle loro investigazioni smarriti questi
dommi fondamentali del cristianesimo, come è noto, e tosto inoltre
dimostrerò. Ora io chieggo, come avrebbero essi di per sè trovati colla
loro ragione nella bibbia misteri siffatti, se già ricevuti e
professati, li han poscia colla loro ragione esploratrice e col loro
biblico studio smarriti? Or qual è la via per cui pervennero a tale
smarrimento? La regola appunto di fede adottata del protestantesimo,
la ragione interprete e giudice suprema del senso della scrittura. Per
questa via Lutero, trovando assurda la nozione di transostanziazione
nella eucaristia, rigettò un tal domma; per questa via Zwinglio e
Calvino trovando assurda la reale e sostanzial presenza del corpo e
sangue del Redentore nella stessa, rigettarono parimenti quest'altro
domma: per questa via, trovando Muncer assurdo che i fanciulli i
quali non han l'atto del credere potessero essere rigenerati col
battesimo, rigettò egli pur questo domma. Sì appunto per questa via
medesima, trovando Socino assurdo il domma della trinità delle persone
divine distinte in numerica unità di essenza; quella della
incarnazione, per cui due distinte nature sussistessero in una sola
persona, assurdo quello della redenzione operata per la morte di un
innocente, come se Dio avesse bisogno di tai vittime per riconciliarsi
coll'uomo colpevole, assurdo il pensare che per una colpa passaggiera
avesse una creatura ad esser tormentata eternamente, rigettò, eliminò
dal cristianesimo d'un sol colpo tutti questi dommi fondamentali. Non
è già che nella scrittura non trovinsi testi e numerosi e chiari
abbastanza per costatarne la lor verità, ma la ragione individuale,
suprema interprete di essa, o non volle vederli o se li vide gl'intese
in altro senso, li estenuò, cotalchè nulla più contenessero di quanto
avea vista di cozzare con lei, e li recò a livello di sua portata.
Insomma egli è irrepugnabile che per lo stesso motivo onde i primi
riformatori diedero o attribuirono alla scrittura un senso diverso da
quello che ella ha secondo l'interpretazione tradizionale della chiesa
rispetto alla eucaristia, al battesimo ed altre verità cattoliche, per
questo e non altro i sociniani diedero o attribuirono un diverso senso
a tutti que' passi ne' quali contengonsi i misteri e dommi testè
passati a rassegna con gli altri tutti. Egli è adunque al tutto in
forza della regola del
protestantesimo che furono disconosciuti e negati [2].
Veggiam ora l'ultimo passo che rimaneva a farsi pel transito dal
socinianismo al più abbietto razionalismo. Se premendo le orme segnate
da' primi riformatori, cioè di quelli che in virtù della regola o
principio da sè proclamato riformarono la chiesa, i sociniani in virtù
della regola stessa riformarono la riforma, i razionalisti alla
lor volta riformarono la riforma della riforma. Infatti prendendo essi
la norma stessa, la loro ragione trovò assurda la immediata
comunicazione della divinità coll'uomo. Trovarono essi superflua una
rivelazione soprannaturale quando Dio già avea abbastanza provveduto
all'uomo colla rivelazione interna, universale, comune, non che a tutto
il genere umano, ma ben anco speciale a ciascun individuo. Trovarono
che questa rivelazione interna, ossia la ragione, è suscettiva di
perfezionamento e di progresso sempre ulteriore e indefinito, e però
che basta a sè stessa. Trovarono che di fatto a certe epoche
determinate sotto gli auspizi di felici combinazioni e mediante
l'impulso d'uomini dotati di genio superiore alla comune de' lor
contemporanei, cotesta ragione fe' fare all'umana specie progressi
maravigliosi. Tra questi uomini così privilegiati dalla natura e
suscitati dalla divina provvidenza, a tenore della esigenza de' tempi
in segnalarsi, debbonsi annoverare un Mosè e un Confucio, quindi un
Gesù e un Maometto, e in fine un Lutero e altri grandi lor pari. Tutti
benemeriti in sommo grado dell'uman genere. I libri loro furono scritti
sotto la ispirazione di genio siffatto; e però in quella stessa guisa
che noi diciamo ispirati i poeti, che chiamiamo divino Platone e
Tullio, così del pari doversi chiamar divini ed ispirati i libri santi.
Diffatto essi contengono documenti morali assai buoni; nè vi manca la
sua poesia, la sua parte mitologica. Vi si trovano miti storici, miti
poetici, miti morali. Il primo mito è quello della creazione dell'uomo;
un secondo si ha nella formazion della donna; un terzo nella caduta
dell'uomo, e così mano mano, fino al vangelo, il quale parimenti è
dovizioso in miti, l'annunziazion della Vergine di Nazaret, il
nascimento del Cristo, i racconti
prodigiosi, la risurrezione, la salita al cielo, e vadasi dicendo [3].
Egli è ben vero che dopo questo razionalismo volgare un altro ne
surse
scientifico e filosofico dal seno stesso della riforma. Kant n'è stato
il primo promotore, e venne perfezionato dallo Schelling, quindi dal
Fichte e dall'Hegel. Fichte, come già si disse, si
ripromise nell'affollata scuola di creare Dio. Hegel poi il propose
nello sviluppo dell'idea, la quale si svolge nella storia. La storia
per conseguente altro non è che Dio, o l'idea svolgente sè stessa con
legge immutabile e inflessibile come la geometria. L'uomo non è che la
manifestazione di questo Dio nel suo più alto grado, la quale
passeggiera manifestazione ritorna nel grande oceano d'ond'ebbe origine
perdendo ogni personalità, e in questo senso soltanto l'uomo è
veramente immortale. La storia biblica del vecchio e del nuovo
testamento fa parte di siffatto svolgimento perpetuo [4].
Dopo ciò potrà egli ancor parlarsi di fede, di misteri, di dommi, di
morale? Potrà ancor parlarsi di rivelazione, d'ispirazione, di
scrittura, di cristianesimo? E in verità i nostri razionalisti
sostengono che il filosofo debbe dal proprio fondo, ossia dalla propria
ragione unicamente trar fuori la sua religione. Ella basta a sè stessa
senza che le sia d'uopo ricorrere ad alcun amminicolo esterno. La
religione positiva, com'essi dicono, o rivelata, solo debbe lasciarsi
pel non filosofo, cioè per quelli che pel grado loro di coltura non si
lievano tanto da potersela formar da sè, ossia pel volgo, al quale
convien lasciare la bibbia e un culto esterno qualunque qual
supplemento alla incapacità di lui [5].
Or questa tomba di ogni
credenza, come si vede, questo sepolcro del cristianesimo è una logica
inferenza, una rigorosa
conclusione e della teorica e della pratica dell'opera del
protestantesimo, o per meglio dire, della regola di fede per cui
nacque il protestantesimo, si sorresse e si svolse. Ne' primordi non si
palesò quest'intimo nesso e questa dipendenza, perchè i protestanti
teneri troppo in sulle prime mosse, ed impregnati tuttora
senz'avvedersene del principio cattolico, attenevansi, almeno nella
pratica quasi per abito, in gran parte all'andamento cattolico. Ben
avrebbero essi provato immenso orrore al sospicar anco da lungi
l'abisso, la voragine che si andavano scavando con la lor regola, e se
in qualche lucido intervallo si affacciava loro alla mente, ne
distoglievano tosto il pensiero. Non apprezzarono di subito tutta la
forza del loro principio, e per questa cieca inconsiderazione appunto
essi ammisero il dommatismo quale fu loro imposto dai loro capi. Di qui
pure ebbero origine le tante professioni di fede ne' lor frequenti
congressi, colloqui o sinodi raffazzonate; di qua i loro litigi
interminabili, le loro divergenze di setta, la intolleranza loro con
tutte le conseguenze che ne rampollano. Si accorgevan bene a quando a
quando che la lor fede era vacillante, che mobile era il suolo su cui
posavano, e che ogni vento, che
alquanto gagliardo soffiasse, minacciava rovina al mal fermo edificio;
ma pur non s'avvedevano per anco del precipizio rovinoso che lor si
preparava. Non compresero, per dirlo in breve, la natura del
protestantesimo. Vi voleva il tempo, quel severo scopritore delle
cose, che mettesse all'aperto tutto il male che il protestantesimo
racchiudeva in seno; che facesse germogliare, esplicare e venire a
maturità que' frutti che conteneva sol come in seme al suo nascimento.
Tre secoli appunto di logiche deduzioni fecero alfin palese fino
all'evidenza tutta la mostruosità della regola che esaminiamo [6]. Ora
in tutte parti i protestanti liberali e razionalisti confessano
aperto che i loro maggiori non ebber compresa la vera natura del
protestantesimo, che si sono ingannati a partito quando ci han voluto
imporre il fardello delle confessioni di fede positive, formolarie e
dei libri simbolici. Così nella Elvezia, così nell'Olanda, così in
Francia, così in Germania, e così pure nell'Inghilterra ove il
socinianismo ed il razionalismo van pigliando piede [7]. Non vi è altro
sincero e genuino protestantesimo fuori di quello che venne in questi
ultimi tempi definito: il poter di
credere ciò che si vuole, e l'operar ciò che si crede.
Ciò premesso, non giungono forse sino al ridicolo que' polemici
volgari del protestantesimo, che ogni dì mandano fuori lor
trattatelli per impugnar la chiesa cattolica riguardo ad alcuni
dommi secondari e adiafori alla sostanza della religione? Li vedi tutti
intenti a mettere in uggia il cattolicismo per la invocazione de'
santi, per la venerazione che professa alle immagini e alle sacre
reliquie; dopo che essi non solo han rigettato ogni simbolo, ma ben
anco scavate le fondamenta del cristianesimo. Non li assomiglieresti
cotesti vani declamatori a quelli, i quali, mentre hanno un fuoco
divoratore nella propria casa che tutto avvampa, arde e distrugge,
nulla di ciò solleciti, volgessero tutta la lor sollecitudine ed ansia
verso la casa di un lor vicino per alcune tele di ragno pendenti delle
pareti? Peggio poi se tele siffatte non esistessero che o nella loro
immaginazione o negli occhi loro. Ma tant'è, l'uomo spesse volte è
ingegnoso nell'illudere sè medesimo.
Per le persone istruite e versate nella polemica religiosa non vi ha
nulla di quanto abbiam detto che non conoscano, ma non così per le meno
versate in tal genere di studio. Queste potrebbero forse venire in
sospetto che vi abbia della esagerazione in alcuni punti almeno
toccati di sopra. Pur mi son tenuto a gran pezza al disotto del vero. È
cosa certa che il protestantesimo trasformatosi in razionalismo in
forza di sua regola è precipitato in tali eccessi da far rabbrividire
chiunque non abbia al tutto smarrito ogni avanzo di fede. La religione
cristiana si è mutata in una mera filosofia, la ragione ha preso il
luogo della rivelazione. Il Cristo sparì.
Dacchè Marheinecke, celebre predicatore di Berlino, pretese spiegare
nei suoi discorsi i dommi luterani per mezzo della filosofia
idealistica egeliana, Strauss ne fece l'applicazione allo intiero
cristianesimo. Egli che nella vita
di Gesù già si era provato, sebben
tentennando, a ristabilire un Cristo nella religione, dopo di aver
annullato quello della storia per mezzo della critica. Avea egli
affermato che i cristiani de' primi secoli avevano rivestito di una
forma storica l'immagine del Messia, che era viva in essi, e però avea
già parlato nel senso degli egeliani, che affermano che lo spirito
umano, come per presentimento di lor filosofia avvenire, aveva data una
forma istorica ai dommi del peccato originale, della Trinità e
dell'Uomo-Dio. Strauss accusato per questo passo nel campo della
filosofia, il confessò, persistendo non di meno a credere che pur vi
rimaneva un dato positivo nella storia del
cristianesimo [8]. Ma poscia nella
sua dommatica si è tolto
l'impegno di
addimostrare che la filosofia divenuta quanto prima la sovrana, il
Cristo di Hegel cancellerà per sempre la memoria del Cristo evangelico.
Ed ecco come, seguendo logicamente la regola protestante, si perdettero i misteri, si perdettero i dommi tutti, ed anche la nozione stessa di fede, di maniera che potè già lo stesso Harms protestante rimproverare alla riforma, che si ponno scrivere sull'ugna del dito le dottrine generalmente riconosciute [9]. E più esplicitamente ancora Smaltz: Il protestantesimo, scrisse, ha spinto sì innanzi il suo gusto delle riforme, ch'esso or più non offre che una serie di zeri senza cifra numeratrice [10]. Nè qui si stette, ma il protestantesimo passò a trasformarsi non solo in razionalismo, ma in un cotal filosofismo che assorbì il cristianesimo tutto e ridusse ad una mera idea l'autore medesimo del cristianesimo. Le altre empietà che ne conseguirono sarà d'altro luogo il riferirle. Frattanto basti quanto abbiam discorso a pruova evidente dell'assunto.
[1] Qui ben cade in acconcio quanto riferisce il Lingard nella Storia d'Inghilterra (tom, III, ch. 18, pag. 386. Paris 1843), intorno agli ultimi istanti di Cromwell, tenace del domma calvinistico della inammissibilità della grazia. «Il protettore Cromwell, scrive egli, aspettava a White-hall l'ora in cui rendere a Dio la sua bell'anima. Veggendo senza dubbio errare intorno al suo letto l'ombra insanguinata del suo re e quelle di tante migliaia d'inglesi e d'irlandesi immolati alla sua ambizione e alla glorificazione del puro vangelo, si volge verso uno de' suoi cappellani: Ditemi, Sterry, è egli possibile il decader dallo stato di grazia? –– Ciò non è possibile, risponde il ministro. Allora disse il moribondo: Io sono in sicurezza; imperocchè io so che sono stato una volta in istato di grazia. In questa convinzione egli impiegò ciò che gli restava di vita e di forze a pregare, non per sè, ma pel popolo di Dio.
[2] «Lutero, ben disse il Newman nell'Hist. du développement, mosse da una doppia base, poichè il suo dommatico principio era contraddetto dal suo diritto di privato giudizio, e il suo principio sacramentale dalla sua teoria della giustificazione. L'elemento sacramentale non mostrò mai segni di vita; ma alla morte sua, quello ch'ei rappresentava nella sua persona, come insegnatore, cioè il principio dommatico, guadagnò l'ascendenza, ed ogni espressione di lui sopra punti controversi divenne norma per le sette delle quali in ogni tempo la più vasta (cioè la luterana) fu infine coestesa (quasi) con la chiesa stessa. Questa quasi idolatrica venerazione fu forse accresciuta per la scelta fatta ne' libri simbolici della sua chiesa di dichiarazioni di fede, la cui sostanza nel tutto assieme era sua.» (Son parole di Pusey sul razionalismo tedesco, pag. 21 In nota). «Poscia ebbe luogo una reazione. Il privato giudizio fu restituito al suo primato. Callisto mise la ragione, Spener la così detta religione del cuore in luogo della esattezza dommatica. Il pietismo per il presente prevale; ma il razionalismo si sviluppò in Wolfio, che professò di provare tutte le dottrine ortodosse, per un processo di ragionamento, di premesse a livello con la ragione. Presto si conobbe che lo strumento che Wolfio aveva usato per la ortodossia, potea con uguale plausibilità usarsi contr'essa: nelle sue mani avea provato il Credo; in quelle di Semler, d'Ernesti e d'altri distrusse l'autorità della scrittura. In che dunque dovea farsi consister la religione ora? Seguì una sorta di pietismo filosofico, o piuttosto il pietismo di Spener, e l'original teoria della giustificazione funne analizzata più interamente, e uscirono varie teorie di panteismo, il che era da principio nel fondo della dottrina di Lutero e nel suo personale carattere. E questo sembra essere lo stato del luteranismo al presente, sia che lo si guardi nella filosofia di Kant, sia nell'aperta incredulità di Strauss, come nelle religiose professioni della nuova chiesa evangelica di Prussia. Applicando questo esempio all'argomento a cui illustrare è stato addotto, direi che l'equabile e ordinato andamento, e natural successione delle opinioni per cui il credo di Lutero è stato cambiato nella filosofia incredula o eretica de' suoi presenti rappresentanti, è una pruova che quel cambiamento non fu perversione o corruzione, ma fedele sviluppo dell'idea originale.» Fin qui il Newman, con che sparge luce a quanto abbiam trattato in quest'articolo.
[3] Intorno a questo sistema mitico può leggersi con frutto il Ranolder, Hermeneuticae biblicae generalis principia rationalia, christiana et catholica. Quinque-ecclesiis 1838. Appendix Pseudo-interpretationis species, § 75 e segg.
[4] Vedasi intorno a tale razionalismo la elaborata opera del Chassay, Défense du christianisme historique, sec. edit., ou Christe et l'évangile. Quest'opera, come già avvertii, è piena di preziosi documenti che scoprono l'andamento del razionalismo tedesco e francese dalla sua origine fino a quest'ultimi anni. È da leggersi la bella e ben ragionata prefazione del celebre autore. –– Vedi parimente l'opuscolo dello Steininger, profess. di Treveri, Examen critique de la philosophie allemande. Treves 1840. –– Amand Saintes, Hist. critique du rationalisme en Allemagne. Paris 1841. –– A. Ott., Hegel et la philosophie allemande. Paris 1844.
[5] Per dare uno schizzo dello stato in cui non ha guari si pervenne la Prussia basterà riferire quello che scrisse un corrispondente dell'Univers il 18 luglio 1844: «Berlin est le centre de la science protestante, qui, comme vous le savez, croit être arrivée au point de se trouver bien non seulement indépendante de toutes croyances religieuses, mais encore bien au dessus de toute vérité révélée. La philosophie du célèbre Hegel a fait, sous ce rapport, un mal immense, et que l'on n'a pas encore bien apprécié, que l'on sent cependant, et que le roi lui-même n'ignore aucunement. La philosophie de Berlin prétendait que la raison humaine était parvenue à un degré de développement et de maturité, qui la mettait en etat de parvenir, par ses propres forces, à la connaissance de toutes les vérités que l'homme avait autrefois acceptées comme venant d'une source supérieure, et lui étant communiquées par la révélation. Il soutenait, que la raison humaine pénétrait bien plus dans l'intelligence la plus intime de ces vérités, que ne l'auraient jamais pu faire les hommes qui, étant éclairés eux-mêmes d'une lumière surnaturelle, avaient tâché de les expliquer.
La religion et la philosophie, disait-il, ont le même objet; mais la seconde est bien plus supérieure á la première.... Ces idées ont été adoptées par la plus part des hommes distingués et savants de Berlin; voilà ce qui explique pourquoi ils n'expriment ni haine, ni aversion pour ceux, qui tiennent encore à des doctrines religieuses positives; ils prennent ces hommes en pitié, tout en honorant en eux leurs bonnes intentions. –– Vous avez encore besoin d'une religion révélée, d'un culte extérieur, de cérémonies, vous disent-ils, c'est très-bien, nous comprenons parfaitement l'état dans lequel vous vous trouvez, car nous y étions aussi; mais vous en sortirez peut-être, si vous pénétrez plus avant dans les études philosophiques, si la lumière de la science éclaire enfin votre raison.»
[6] Qui pure il Newman, nella sua Hist.
du développement,
bene osservò
che «Il principio è miglior cimento dell'eresia che la dottrina. Gli
eretici son fedeli a' lor principii; ma cambiano qua e là, avanti e
indietro in opinione: perchè assai opposte dottrine ponno essere
esemplificazioni del medesimo principio. Così gli antiocheni ed altri
eretici alle volte furono ariani, alle volte sabelliani, altre volte
nestoriani, altre volte monofisiti, quasi alla ventura per fedeltà al
lor capitale principio comune, che non v'ha mistero in teologia. Così i
calvinisti divennero unitari per il principio del privato giudizio. Le
dottrine della eresia sono accidenti e presto corrono a un termine; i
suoi principii son sempre permanenti.
«Il protestantesimo veduto nel suo più cattolico aspetto è dottrina
senza principii; veduto nel suo eretico aspetto è principio senza
dottrina. Molti parlatori, per esempio, usano eloquente e splendido
linguaggio sulla chiesa e le sue caratteristiche: alcuni di loro non
realizzano quel che dicono, ma usano alte parole e affermazioni
generali sulla fede e verità primitive e scisma ed eresia a cui non
attaccano alcun senso definito; mentre altri parlano di unità,
universalità e cattolicità, e usano le parole nel loro proprio senso e
per le loro proprie idee.
«Il corso delle eresie è sempre certo: è uno stato intermedio tra la vita e la morte o ciò che è simile alla morte: o se non risulta in morte, è risoluto in qualche nuovo, forse contrario, corso di errore, che non presenta alcuna ragione di esser connesso con quello. E in questo modo un principio eretico starà molti anni in vita, correndo prima in un senso, poscia in un altro.» Sect. 3, § 1 e seg.
[7] Ved. Amand Saintes, Hist. critique du rationalisme en Allemagne. Paris 1841, pag. 314 e segg.
[8] Ved. gli scritti di lui polemici nella terza parte.
[9] Ecco le sure parole: «L'on peut écrire sur l'ongle du doigt les doctrines généralement reconnues.» Presso l'Hoeninghaus, La réforme contre la réforme, tom. I, ch. 1, pag. 12.
[10] «Le protestantisme a poussé si loin son goût des réformes, qu'il n'offre plus maintenant qu'une série de zéros sans chiffre numérateur.» Ibid., pag. 37.