Per quanto possa apparire deplorabile lo stato interiore ed
esteriore del protestantesimo che abbiam fin qui esposto, pure può
dirsi un nulla se mettasi a confronto di quello a cui esso s'incammina
a gran passi. La rivoluzione religiosa
della riforma or va raccogliendo
e spargendo al tempo stesso a larga mano il frutto dell'anarchia intellettuale e politica che racchiudeva come in
germe nella sua
comparita, e di che era feconda nella stessa sua essenza. Prima adunque
daremo un'idea del comunismo e socialismo,
donde apparirà di per sè come questa mala pianta viene dal
protestantesimo, e poi il proveremo più esplicitamente con altri
argomenti.
Nozione generale del comunismo e socialismo nel loro aspetto
politico e religioso. –– Testimonianze particolari de' capi del
comunismo in
Germania. –– Nuova setta in Germania. –– Sentimenti dell'associazione
radicale e comunista. –– I socialisti in Francia e in altri paesi
cattolici. –– Loro alleanza coi protestanti e loro scopo. ––
Testimonianze in pruova
di ciò. –– Manifesto socialistico. Altro manifesto. –– Altri documenti.
–– Dottrine
abbominevoli dei sansimoniani, fourieristi, icariani, ecc. –– Dottrine
di Proudhon.
Il comunismo nella sua più vasta significazione è quella teoria che
sforza a mettere in comune tutti i beni, qualunque sia il titolo per
cui si possiedono; sovranità, donne, terre, case, commercio, industria,
talenti, diritti di ogni genere. Così inteso, il comunismo è la
dissoluzione universale della famiglia e della società; il
rovesciamento della morale e dei costumi, la distruzione radicale di
tutto ciò che si è chiamato in ogni tempo diritto sulla terra; la
negazione assoluta di ogni religione positiva. È lo stato selvaggio al
più alto grado di barbarie che giammai siasi letto negli annali
della umanità, è l'eguaglianza e la fraternità de' bruti; anzi è
qualche
cosa di più ancora; imperocchè il bruto è regolato e condotto da
istinti irresistibili; là ove nel comunismo assoluto, tutte le passioni
dell'uomo scatenate per una libertà che non avrebbe altra regola che
l'interesse e l'egoismo, condurrebbero ben presto a una guerra
permanente, ad una generale anarchia sanguinosa, e in breve tempo alla
estinzione totale della umanità [1].
Sebbene poi il socialismo nel fondo
convenga col comunismo, ne differisce però nel modo con cui vien
concepito, cioè della ricostruzione intiera e fondamentale della
società esistente, formandosi della nuova società che si vuol
sostituire un tipo ideale, fantastico ed universale, ed annullando per
conseguente come in un vortice panteistico tutti i diritti
individuali e perfino gli elementi di quella società che vorrebbesi
ricostruire [2]. Come pertanto il
comunismo e il socialismo nel fondo combinano, così
non ne parleremo che come di una cosa sola, sebbene ognuno de' due
sistemi abbia i suoi propugnatori distinti.
L'eterodossia adunque qual venne istituita da Lutero colla sua
indipendenza per base ridotto a questi stremi termini si apprese, si
dilatò, s'infiltrò in tutte le classi e in tutti gli ordini del popolo.
Applicata alla teologia ingenerò il razionalismo; applicata alla
società v'ingenerò il comunismo ed il socialismo. Nè si stette tra i
confini del solo protestantesimo, ma penetrò eziandio nel campo
cattolico, ove va menando stragi e rovine, e minaccia di tutta
ingoiarsi
la società. Il male cresce ogni giorno, cespisce rigoglioso in gioglio
di discredenza, soffoca e fura il nutrimento della buona dottrina, e
scompone e dissolve la compage della unità sociale; nè vi sarà più
riparo che col pronto e pieno ritorno al principio cattolico in tutta
l'estensione sua. Il cattolicismo sarà il rifugio de' principi e
de' signori se non voglian vedersi spogli di ogni loro avere, e di ogni
lor grado e autorità.
E affinchè niun abbia a sospicare che quanto abbiamo esposto non sia
che una vana e ideale teoria anzi che un fatto reale, recheremo qui
pure ad appoggio e pruova di quanto abbiamo affermato un saggio almeno
di talune testimonianze fra tante altre che ne potremmo addurre, oltre
a quanto già si è riferito nel precedente capo.
Ci si presenta dapprima sullo stato politico e religioso della
Germania
un irrepugnabile documento, il quale ci mette al nudo quanto guasto
abbian fatto il sensualismo, l'ateismo e il comunismo in
quell'infelice paese, sede del protestantesimo, prima dell'ultima
rivoluzione di Francia, e quanto ne faccian tuttora. Guglielmo Mars
dichiarò che i dommi dell'esistenza
di Dio e della immortalità
dell'anima non sono che i racconti di vecchie donne, da lungo tempo
gittati al fango. Or ecco le illazioni pratiche che dal teorema
ei
deduce: «Io voglio, prosegue egli, dei gran delitti, dei delitti
sanguinosi, colossali. Quando fia che io non vegga più cotesta
triviale morale, coteste verità che mi annoiano?» Il Tebesch, che,
non ha gran tempo, scaricò due colpi di pistola sul re e sulla regina
di Prussia assisi nello stesso cocchio
e pagò il suo delitto colla testa, prima di morire protestò che se
avesse ricoverata la libertà avrebbe fatto meglio il colpo che gli era
fallito. «Tebesch ha voluto portar qualche rimedio, continua Mars, a
cotesta monotonia. Sgraziatamente
gli è fallito il colpo. L'azione del
signor Tebesch era un atto di vendetta; ma la vendetta è un atto di
giustizia naturale. Bada a te Maestà!»
«La disgrazia dell'uomo, dice un altro scrittore della scuola
egeliana, è cominciata il giorno stesso in cui l'uomo ha concepito un
essere superiore a sè, in quel giorno egli ha rinunziato alla
sua
indipendenza nativa; si è lasciato imporre il giogo di una legge di cui
egli stesso non è l'autore. Si
è lasciato rapire un bene che or viene a
riconquistare per sempre. Questo bene supremo, questo diritto
imprescrittibile è il pensare,
che non avendo omai più altra regola
che sè stesso, è divenuto nostra assoluta, nostra unica autorità.»
Weisshaupt, fondatore della società degli illuminati, scriveva ai
suoi
addetti: «Il primo nemico della umana specie è quegli che osò
appropriarsi una porzione di terra, e di costituirsi una proprietà
individuale in opposizione al voto della natura, la quale vuole che
tutto appartenga a tutti.»
Weitting, altro apostolo del comunismo, statuisce il principio: «Che
fin a tanto che sarà sulla terra un solo individuo che non possieda
tutto ciò che vede possedere da un altro, la legge di natura essendo
violata, non esisterà felicità reale sulla terra, e che il solo dovere
che l'uomo abbia a compiere sulla terra essendo di procurarsi la
felicità, egli è di suo diritto e di suo dovere ancora il travagliare
al rovesciamento di tutto ciò che si oppone a questa felicità [3].» Or tutto questo non è che
svolgimento o
esplicazione del principio protestante della indipendenza della ragione.
Nè qui ancora tutto si racchiuse questo grande affare: imperocchè il
razionalismo tratto dalla filosofia di Hegel, di Feuerbach, di Strauss
e altrettali, ha presa una forma esteriore e pratica in Germania ed ora
costituisce una terza setta esteriore che si divide dalla evangelica.
Tra i corifei trovansi il ministro Wislicenus, Hulisch ed il pastore
Rupp. Questi han gittata la maschera: Wislicenus ed Hulisch hanno
sparso nel pubblico molti scritti; il più
famoso de' quali e quello che diede l'impulso è l'opuscolo di
Wislicenus che ha per titolo: La
scrittura e lo spirito. In esso
l'autore cerca di addimostrare che lo spirito,
cioè la ragione
individuale, non può prendere per suo criterio
dommatico la sacra scrittura,
la quale contiene, secondo lui, gran numero di
proposizioni assurde e contrarie al buon senso. Il pastore Rupp di
Koenisberga svolge le sue opinioni in una serie di sermoni, in uno de'
quali piglia per testo: Non
v'inquietate dell'eternità, perchè ella
non sussiste. Questi sermoni furono assai frequenti, e ben
presto una
comunità molto numerosa si formò intorno al predicatore. Forse la
scisma non avrebbe avuto luogo qualora il governo di Prussia non avesse
creduto di dover venire a sostegno dell'autorità della bibbia, della
confessione di Augusta, o almeno di un simbolo qualunque. L'annunzio di
questa pretensione fu come l'olio gittato sul fuoco, e l'incendio
scoppiò fin d'allora quasi per tutto, ma specialmente a Magdeburgo, a
Koenisberga ed a Breslavia nella Silesia [4].
Di più, un giornale pubblicato in Berna dal famoso Heintzen, l'uno
de' capi delle associazioni radicali e comuniste d'Allemagna, si
esprime in questi sensi: «Egli è possibile che l'atmosfera per l'un de'
lati e la terra per l'altro esigano, per poter compiere i loro
processi chimici ed altri, una certa quantità di sangue umano. Ma se
esiste un bisogno siffatto della natura, non ci si potrà persuadere che
per la saturazione dell'atmosfera e per l'ingrasso della terra il
sangue degli aristocratici sia men proprio che quello dei democratici.
Qualor facesse d'uopo il far saltar la metà del mondo
e versare un mar di sangue affin di rovinare il partito della barbarie,
non converrebbe farsene verun scrupolo. Quegli non porta un cuor
repubblicano in petto che non pagherebbe volentieri colla propria vita
la soddisfazione di metter sotto terra un milione di barbari! Avere
una coscienza rispetto alla riunione assassina, è un mancar di
coscienza; lo sterminare per tutti i mezzi e in tutti i luoghi, è
quello che ci prescrive la coscienza come dovere di giustizia ed anche
di umanità [5].»
Tal è il desolante avviamento che va prendendo in questa ultima sua
fase il protestantesimo nello sviluppo ultimo del suo principio
fondamentale e costitutivo della libertà di esame per mezzo della
emancipazione della ragione individuale. Rigettò la scrittura e la sua
divina ispirazione, collocò la propria ragione individuale al di sopra
di ogni rivelazione, e infine si abbandonò a tutte le stravaganze, a
tutti i deliri e a tutti gli eccessi delle più calde e furibonde
passioni, senza riconoscer freno d'alcuna sorte, pubblicando il
comunismo delle donne con Roberto Owen e cogli altri suoi addetti.
A questa scuola si formarono quei che in paesi cattolici si fecero
capi
del partito socialistico, il quale minaccia la società della strema
rovina. Questi uomini pervertiti fan causa comune coi protestanti
dell'ultimo periodo, dai quali han ricevuta la ispirazione; e mentrechè
sono con orrore rigettati e condannati dalla chiesa, vengon da quelli
accolti come fedeli alleati, i quali accorrono da tutte parti ad
ingrossare le file de' cospiratori e dei demagogi. Rivaleggiano
scambievolmente in empietà; e non si saprebbe a chi deferir la palma,
per esser tutti del pari profondamente scellerati. E qui pure, affinchè
non paia che noi ci ritiriamo nella teoria non giustificata dalla
realtà e dai fatti, riferiamo alcuni brani dai costoro libri, manifesti
e discorsi coi quali essi
appalesano la loro alleanza e il loro scopo. Confessiamo che non è se
non a malincuore, e non senza rammarico e ribrezzo, che noi produciamo
cotali abbominazioni; ma posciachè esse sono di pubblico diritto,
sarebbe inutile il dissimularle.
Or ecco come lo stesso Costituzionale
di Francia si esprime intorno ad
una specie di manifesto testè indirizzato da un istitutore primario a'
suoi confratelli: «Noi abbiamo sotto degli occhi,
dice il Costituzionale, una
specie di vangelo pubblicato da uno di cotesti istitutori sulla
missione sociale de' suoi colleghi.
Vi è veramente, senza che l'autore ne dubiti, tutto un programma di
guerra civile in questo piccolissimo scritto. L'autore considera da
prima gl'istitutori suoi fratelli come le sentinelle avanzate della
democrazia, come i preparatori della nuova società, come gli apostoli
di una nuova religione. Egli indica a' suoi
confratelli futuri la potenza irresistibile di cui saranno investiti.
La rivoluzione dell'89 e del 93, che eran fatte per realizzare la
completa emancipazione del popolo, non son mancate del loro scopo se
non perchè il popolo non aveva nè istitutori nè guide. La rivoluzione
di febbraio avrà istitutori. Ella farà l'opera sua, che è di uccidere
il cittadiname, come le rivoluzioni che l'hanno
preceduta hanno ucciso la nobiltà ed il clero. Ucciso il clero! Ci pare
che cotesta immolazione non sia stata felicemente compiuta. Ma
l'autore, aiutato da' suoi colleghi, si propone di compierla; egli
invoca i gran nomi di Proudhon e di Thoré, che sono atei, a quanto ne
dice. Quanto a lui, noi dobbiam dirlo, egli ammette l'esistenza di Dio,
dichiara di voler sostituire la sua professione di
fede al catechismo, e la sua professione è ben più l'odio dei ricchi
che l'amor di Dio. Ed al numero di questi ricchi egli ascrive, si
crederebbe? i poveri parrochi rurali, i quali hanno a mala
pena di che sostenere la dignità modesta che si addice al loro
ministero. Rimprovera ai preti d'aver adorati tutti i despotismi, e lor
fa eziandio un delitto di essersi messi a cantar la repubblica.
Lasciamo parlare l'autore stesso.
«Sì, il cattolicismo ha avuto il suo tempo; esso è un vecchio
involto
che si deve gittar via. I preti hanno abdicata la divina loro
missione.... È a voi, istitutori, figli della luce e dell'annegazione,
buoni e
generosi cittadini, è a voi che tocca il rimpiazzarli in questo mondo,
il camminare alla testa della società. Voi siete ora, miei amici, i
veri difensori, i difensori nati del popolo;
voi siete le sentinelle avanzate della democrazia, i portalumi
dell'umanità. Egli è pur grande il vostro còmpito e laborioso! Ella è
pur sublime e divina la vostra missione!
«Istitutori, miei amici, la rivoluzione è madre vostra; non
dimenticate giammai che voi siete soldati attivi e possenti della
rivoluzione. Sì, sì, voi siete uomini rivoluzionari; l'istruzione è
terribile ai ricchi ed ai potenti; la luce è terribile per quelli che
s'ingrassano dell'ignoranza e della menzogna; la luce è terribile per
quelli che smungono e spremono il popolo; ed il numero di cotestoro è
grande sopra la terra. Istitutori, miei amici, fatevi cospiratori per
la propaganda della verità. Fatevi cospiratori, predicando
incessantemente, dovunque e sempre: io non potrei troppo ripeterlo;
fatevi cospiratori coll'insegnare la libertà, l'eguaglianza, la
fraternità; sì, organate in tutta la Francia la grande cospirazione della
fraternità; fatevi cospiratori pel ben pubblico, per la felicità
dell'umanità, per la felicità del popolo; fatevi ben comprendere a
questo povero ed infelice popolo ch'egli non potrà mai affrancarsi dai
ricchi e dai potenti che per l'insurrezione e la fraternità. Dite agli
uomini: siate uniti, siate fratelli, e niente vi resisterà: voi
vincerete quando vorrete: voi sarete felici quando avrete abbattuti i
vostri tiranni.
«Al presente quello onde il popolo ha innanzi tutto bisogno è di
essere evangelizzato, moralizzato. Lasciamo il catechismo, mescolanza di
errori e di verità, libro freddo e sterile, che nulla dice al cuore, e
che accieca l'intelligenza; lasciamo là tutto il carico del
cristianesimo, vecchio e tenebroso edifizio, che non può più ora
mettere al coperto i popoli; e rientriamo nell'evangelio, tempio
indestruttibile, che sfiderà tutte le tempeste sociali. Non ci
occupiamo per nulla del culto, del domma, della setta, della specie di
religione; cose tutte che, come bene è stato detto, dividono gli uomini
ed i popoli, e li rendono oppressi ed oppressori gli uni degli altri.»
Termina col grido di guerra indirizzato agli istitutori col tratto
seguente: «Coraggio miei amici, camminate dritti e fermi per la
buona via, per la via democratica. Andate innanzi e spingete
vigorosamente davanti a voi il carro
della rivoluzione, nè
v'inquietate nullamente dei grani di arena che i nemici del movimento
gittano sotto le sue ruote; gl'insensati vi saranno stritolati come
gl'insetti, nè vi resterà vestigio del
loro passaggio su la terra. Coraggio, miei amici, l'avvenire ci
appartiene, l'avvenire ci sorride; ecco, ecco il combattimento, e
dietro il combattimento le
palme!
« Oh! no, tutto non è finito, niente è finito. Vi
saran di ben molte sofferenze, di grandi combattimenti. La gran
battaglia di cui parla Lamennais tra i figli di satana e i figli
di
Dio, tra i re e i popoli, tra i ricchi e i poveri, tra i grandi e i
piccoli, tra i tiranni e gli schiavi non può tardare a cominciare [6].»
Lo stesso foglio parlando di un manifesto di socialisti col quale si
decreta l'abolizione nel mondo intiero di queste tre cose, della dignità reale, del sacerdozio e del capitale, fa le seguenti
riflessioni.
«Il manifesto nulla dissimula. I suoi autori non vanno già quai mani
morte. Egli è il cataclismo universale di cui ci minacciano col farci
sperare da cotal morte del mondo attuale una maravigliosa palingenesi.
Questi rivali del Creatore dicono alla nostra povera società: voi siete
ben vecchi, voi avete ben poco tempo a vivere; permetteteci che noi vi
tagliamo in piccoli pezzi e che vi facciamo bollire nel nostro vaso
magico, d'onde voi uscirete con un nuovo corpo pieno di giovinezza e
dotato di una forza attinta
nell'ammirabile proporzione di tutte le sue membra. Qual lusinghiera
prospettiva! Ella è non di meno la seducente sperienza a cui si propone
alla società di sottomettersi. Ed essa risponde
a cotesti ciarlatani di risorgimento: ma la vostra verità sociale è
una favola troppo assurda e troppo conosciuta; è la favola del vecchio
Esopo.
«Veggiamo per mezzo di una rapida analisi del manifesto ciò che è la
rivoluzione del 1848 interpretata dal comitato centrale. È l'abolizione
di tutte le dominazioni, di dignità
reale, sacerdozio,
capitale. Dignità regia, sia: egli è un fatto acquistato, poichè
noi
siamo in repubblica. Sacerdozio,
è forse la sola parola che nel
manifesto manchi di franchezza. Il sacerdozio è la rappresentazione
visibile di Dio sulla terra. Siate sinceri sino alla fine; non è egli
già solamente la dominazione del prete contro cui voi ve la prendete, è
quella di Dio; imperocchè voi non sopprimete il sacerdozio in ciò che
voi chiamate le vostre misure politiche, voi non ne sopprimete che il
trattamento. Il sig. Proudhon non ha punto letto i vostri maneggi
superstiziosi di linguaggio;
egli non si limitò già a destituire il prete; destituisce Dio stesso: Ritirati da me o Dio, egli dice, e
lo chiama carnefice
della sua ragione. Forsechè il comitato centrale è meno avanzato
di
Proudhon? Forse che Dio avrebbe la maggioranza nel comitato centrale?
«Quanto al Capitale, i
socialisti non han bisogno di dirgli che si
ritiri allorchè essi compariscono; si ritirerebbero ben altramente,
senza che gliel dicano, se per impossibile i socialisti fossero per un
momento padroni del lastricato. E Dio sa come cotesti rigeneratori del
mondo se la caverebbero [7].»
Se non che gli organi del socialismo con maggiore impudenza ancora e
sfrontatezza palesano le intenzioni e i sentimenti loro e del partito.
Ecco ciò che leggesi nel Peuple,
giornale di Proudhon, rispetto al
pontefice Pio IX e che viemmeglio conferma quanto abbiam detto intorno
allo spirito di eterodossia protestante che informa ed anima il
socialismo.
«Noi non avremmo punto più di sensibilità e considerazione per il
papato avvilito, di quello che ne abbiamo avuto per il reame, di quello
che ne abbiamo per il capitale. Il papato è sempre per noi il
privilegio
esclusivo ed egoista. Egli è sempre il diritto dello spogliamento,
l'appropriazione dell'uomo per l'uomo, la peggiore delle
appropriazioni, quella delle coscienze.
«Noi saremmo stati con Lutero
nel sestodecimo secolo, conseguenti con noi stessi noi saremo contro
Pio IX nel decimonono. Il cattolicismo è nostro nemico, sotto
qualsivoglia rispetto noi lo consideriamo. Tra il cattolicismo ed il
socialismo nulla v'ha di comune. Tra il papato e la proprietà vi ha
un'alleanza intima. Come
papa del pari che come monarca, Pio IX è nostro avversario.... Guai al
papato! L'ultima ora dell'autorità è suonata nel 1848. Non vi è più
luogo
al presente nel governo degli uomini che per la scienza; la scienza
nella religione, come la scienza nella economia sociale; la scienza,
trasformazione della religione; e per ciò stesso la tomba del
simbolismo religioso.»
Nè diversamente si esprimeva la rivoluzione
democratica e sociale.
«I
romani paiono decisi a passarsela del papa; noi non sappiamo ancora se
persisteranno nella lor risoluzione; ma presto o tardi il papa deve
perdere il suo poter temporale e la chiesa stessa deve democratizzarsi
e rientrare nel recinto della società. Ciò sarà l'opera delle nuove dottrine,
ed il clero secondario diverrà probabilmente il promotore di questa
rivoluzione sacerdotale. La chiesa
ha un papa e la monarchia un re; la cristianità repubblicana non deve
avere nè re nè papa.
«Noi facciamo appello al clero secondario che ci comprenderà. Il
proletariato della chiesa non domanderà meglio
che di sacrificare il diritto canonico i cui beneficii non son per esso
lui. Egli preferirà i beneficii del diritto di cittadino ai vantaggi
illusorii di
certe prerogative clericali. Preferirà i diritti dell'uomo della
natura a cotesti diritti obsoleti
ridicoli, barbari, che non sono più in
armonia colla società moderne. Amerà meglio ammogliarsi, montar la sua
guardia e pagare il suo debito alla patria, anzichè vivere da parassito
con le tristi gioie dell'orgoglio, isolato, freddo, sempre posto tra il
delitto e la tentazione.
«Aspettate ancora un poco, aspettate l'avvenimento della repubblica
democratica e sociale, e se il clero secondario non oserà far la
sua rivoluzione, noi la faremo per lui. Dare ad un papa il
poter temporale è un permettere ad un prete tirannico ed intollerante
il mettere in carcere tutti quelli de' suoi sudditi che non vanno a
confessarsi. Ciò era buono al tempo di Clemente VIII il quale non
voleva dare l'assoluzione ad Enrico IV che sotto la condizione ch'ei
riceverebbe la sferza dalla mano del legato. Ma chi sferzerebbe egli
sotto la repubblica? Il presidente? ciò sarà ben fatto; ma tempo verrà
quando la repubblica non avrà più presidente.
«Il socialismo compierà l'opera della filosofia, e democratizzerà il
clero. Domanderà al prete in virtù di qual diritto egli si sottrarrebbe
alle cariche ed ai benefizi della vita sociale. Ogni uomo che si
sottrae ad una legge qualunque non è agli occhi nostri un cittadino.
Noi gli neghiamo il diritto di possedere, il diritto di votare, il
diritto di litigare in giudizio. Il prete è il mio nemico, poichè in
vece di pigliar parte fraternevolmente alle cariche
sociali, si sottrae alla più terribile di tutte, a quella della imposta
del sangue [8].»
Nè di tutto questo ancor paghi i sansimoniani, i fourieristi,
gl'icariani, i socialisti e altri così fatti riformatori della umanità,
si son combinati a dissotterrare dalle fogne dell'antichità tutto ciò
che il dispotismo del vecchio mondo, il cinismo pagano, il
gnosticismo greco, il brigantaggio albigese avevano immaginato di più
perverso e di più antisociale, e l'han ridotto in sistema. I
sansimoniani, dice Luigi Blanc, scuotevano nel Globe tutte le vecchie
basi dell'ordine sociale [9]; hanno
legalizzato l'adulterio proclamando
l'emancipazione della donna, la sovranità delle inclinazioni e
l'emancipazione dei piaceri: hanno compendiata la morale in queste
parole: A ciascuno secondo la sua
capacità, a ciascuna capacità
secondo le sue opere; e per conseguente non più reditaggio;
associazione universale fondata sull'amore, e per conseguente non più
concorrenza [10]. I
fourieristi non differiscono dai sansimoniani che
nella esecuzione, ma i principii sono comuni. Tutte le antiche società
cristiane non sono per essi altresì che «una conflagrazione generale,
un combattimento furioso di tutte le forze della natura [11]» Essi
rigettano tutte le leggi penali e la morale sanzionata dalle credenze
di un'altra vita [12], la famiglia per essi non è che una semplice
riunione di riproduzione [13],
e il primo elemento sociale è il falanstero
o la comune; 1200 persone
almeno abitanti in una stessa casa e
vivendovi in comune senz'altra concorrenza, colla sola legge della
capacità, delle armonie e delle attrattive [14]. «In questo regime gli
uomini sono in ogni istante sollecitati da una folla di piaceri e di
occupazioni lusinghiere; non hanno che l'imbarazzo della scelta. Come
essi amano assai la varietà, passano volentieri da un oggetto
all'altro, e gustano successivamente tutti i godimenti fisici, morali e
intellettuali che la provvidenza ha riservati alla natura umana..... La
vera felicità, secondo Fourier, non consiste che in soddisfare le
proprie passioni [15].»
Gl'icariani combinano appieno coi sansimoniani e coi fourieristi, e
non
ne differiscono che in alcune accidentalità. È sempre e dovunque la
comunità de' beni sotto la direzione de' funzionari pubblici. La sola
cosa che non sia comune è la religione. Essi non vogliono che si parli
ai figliuoli di religione che dopo l'anno
diciassettesimo di età. In quell'epoca ognuno fa la scelta di quella
che più conviene a ciascuno, o che trova più conveniente per sè.
«La proprietà, dice Proudhon, uno de' principali socialisti, è un
furto. Non si dicono in mille anni due parole come queste. Io non ho
altro bene sulla terra che questa definizione della proprietà, ma io la
tengo più preziosa che i milioni di Rothschild, e ardisco dire che ella
sarà l'avvenimento più considerevole del governo di Luigi Filippo....
Nel resto non abbiate timore della
vostra salute.... Non vedete che è della religione come dei governi dei
quali il più perfetto sarebbe la negazione di tutti? Che niuna fantasia
politica o religiosa ritenga adunque la vostr'anima schiava; egli è
l'unico mezzo in oggi di non essere o uccellato, o
rinnegato [16].»
Hanno poi tutti questi novelli riformatori come base il panteismo
sotto
le diverse sue faccie in che vien presentato o da Schelling, o da
Fichte, o da Hegel o da altri tali, ossia, ciò che è lo stesso, il
protestantesimo mascherato di panteismo filosofico. Tutti
all'unisono professano odio ed avversione all'unico vero Dio qual si
tiene dal cristianesimo creatore del cielo e della terra, ciò che
potrei con ben molte testimonianze tratte dai costoro scritti
provare, qualor fosse necessario.
Ma troppo mi dilungherei se tutte volessi riferire le stravaganze,
l'empietà, gli oltraggi che fanno al comun senso e alla pubblica morale
onestà tutti cotesti comunisti o socialisti. Non ponno leggersi senza
orrore e senza fremiti i sentimenti che spacciano cotali non già
riformatori ma flagelli della società e nemici dell'uman genere. E pure
questi sono gli ultimi frutti che produsse l'albero funesto della
riforma; sono le conseguenze ultime dedotte dal principio fecondo del
protestantesimo; sono i corollari racchiusi nel gran teorema, ed ora
tratti dalla sua invoglia.
L'indipendenza proclamata da Lutero contro l'autorità. ––
All'autorità legittima successe di fatto una tirannia religiosa. –– I
sovrani capi spirituali delle chiese
dello stato. –– Reazione degli anabattisti contro l'autorità
spirituale e temporale de' principi. –– Quindi originò il comunismo e
socialismo nel secolo XVI dal protestantesimo. –– L'idea
sopravvisse al debellato anabattismo. –– Si conservò e si svolse nel
protestantesimo d'onde emerse l'attuale comunismo e socialismo. ––
Applicazione naturale del principio protestante. ––
Anche il socialismo tra i cattolici ha sua origine dal protestantesimo.
–– Si pruova dall'odio de' socialisti contro il cattolicismo. –– Dal
loro
amore pel protestantesimo. –– Da ragioni intrinseche e di fatto. ––
Perchè si
cerchi dai demagoghi di protestantizzare l'Italia –– per riuscire al
socialismo. –– Si
conferma dalle parole e dai fatti di Mazzini.
Dai documenti arrecati ben si vede come il socialismo porta in
fronte
la sua mala origine, come lo spirito di eterodossia e d'irreligione
l'informa, come dalla negazione dell'autorità della chiesa si venne
alla
negazione di ogni religione positiva e di ogni autorità umana e divina,
come si precipitò d'abisso in abisso nell'anarchia religiosa,
intellettuale e politica.
Ma risaliamo alle origini della riforma per tracciar istoricamente
il nesso del comunismo e socialismo col protestantesimo. Lutero
affrancò
l'uomo cristiano da ogni autorità, fece d'ogni fedele un sacerdote, un
vescovo, un papa, e a lui individualmente senza dipendenza veruna
abbandonò l'intelligenza della scrittura. Il popolo in quegli inizi non
era ancor maturo per sì alta dignità alla quale non aspirava neppure in
sogno. Quindi i principi in sè soli riunirono ambo i poteri temporale e
spirituale, e trovaronsi come per incanto a un tempo stesso sommi
imperanti e sommi sacerdoti. Non contenti però di un titolo vano e
senza realtà, presero di fatto possesso della nuova dignità loro e la
esercitarono ben più rigorosamente di quanto fino allora avesser
fatto giammai i pontefici romani. Ognuno di questi principi si dichiarò
capo della chiesa o delle chiese che si formarono ne' rispettivi loro
stati. Essi le dominarono e ne fecero altrettante chiese territoriali
o locali, che nulla aveano di comune colle chiese degli altri stati
soggetti ad altro principe; se per avventura se ne tolga la parte
negativa e la ribellione a tutti comune, ovvero un'alleanza esteriore
quale intraviene e si pratica tra diversi stati civili, e dicesi lega o
confederazione offensiva e difensiva. E come ogni
principe ne' propri dominii era indipendente, così ogni chiesa
territoriale indipendente rimase e fu detta chiesa dello stato
signoreggiata dal suo padrone speciale, e la religione addivenne un
ramo di amministrazione politica [17].
Di qua originarono le
denominazioni di chiesa elvetica, di chiesa riformata gallica, di
chiesa anglicana, e così delle altre.
Questi stessi principi in forza dei lor pontificato determinarono qual
fede si avesse a tenere e professare dai loro rispettivi sudditi; qual
culto e
qual forma di culto si avesse a praticare, come è noto del vecchio re
di Prussia
Guglielmo III che diede la sua agenda
o rituale ai suoi evangelici,
come pure è noto che il facesse il nuovo papa Enrico VIII e la nuova
papessa Elisabetta in Inghilterra. Questi ne fissavano la disciplina e
tenevano a bacchetta i ministri del nuovo culto.
Se non che fin dall'esordio della nuova riforma non mancarono uomini
più logici di Lutero, i quali dopo di aver adottato il principio che
costituisce la base e l'essenza del protestantesimo, cioè, la piena
indipendenza della ragione individuale nella interpretazione della
sacra scrittura ne trasser fuori per deduzione le conseguenze che in
esso racchiudevansi. Lutero dal suo principio aveva inferito, che ogni
fedele era in virtù del battesimo divenuto sacerdote, vescovo e papa, e
però che tutti dovessero di comune accordo unirsi a cacciare quegli
usurpatori che a sè soli
avevano attribuite quelle dignità che eran comuni a tutti. Esortò a
questo fine con caldezza i popoli, i signori e i principi perchè desser
di mano a cacciar dalle lor terre que' pretesi preti e vescovi e balzar
dal trono, qualor venisse lor fatto, il papa che
ingiustamente occupava l'autorità suprema sulla chiesa contro
l'autorità della scrittura. Storch e Munzer sei anni dopo dallo
stesso principio inferirono che ogni fedele in virtù del suo battesimo
avea
acquistata una piena e perfetta uguaglianza e che però ognuno era re,
principe, nobile, signore, ed esortarono collo stesso calore tutti a
sorgere come un sol uomo per gettarsi contro quegli usurpatori del
potere, delle ricchezze, de' principati, i quali sono il patrimonio
comune; che la terra è stata data a retaggio di tutti per
egual maniera, e che il sole spunta sull'orizzonte a beneficio comune
di tutti. Tal è l'origine del comunismo e del socialismo nel secolo
decimosesto che fu il domma degli anabattisti, figli primogeniti della
riforma luterana. Non ebbero questi settari bisogno di grandi stimoli
per comunicare il movimento. I contadini della Turingia, della
Sassonia, della Franconia, della Suabia, della Baviera, del Tirolo,
della Carinzia, della Stiria, dell'Alsazia, della Lorena, di una parte
della Svizzera compresero assai bene la loro lezione, e in men di due
anni i tanti papi che avea
fatti Lutero si trasformarono in altrettanti
re. Dieder di mano all'opera,
e in breve tempo le devastazioni,
gl'incendi, i saccheggi a guisa di fiume straripato invasero e
sommersero quelle provincie. I signori spogliati dovettero fuggirsene
affin di aver salva la vita, e i principi tremarono sui loro troni [18].
Per buona sorte il nuovo vangelo non avea ancor messe sì profonde
radici da renderne il male irrimediabile. Una forte lega di cattolici e
di protestanti oppose in tempo a que' fanatici una diga. Il
flagello si arrestò, ma mediante la distruzione di Münster e la
immolazione di centomila vittime. Ma se l'anabattismo fu represso, non
fu vinto di guisa che non potesse risorgere; risorse di fatto nei
mennoniti, sebbene la sperienza del passato li rendesse più prudenti o
più cauti. Intanto il loro spirito, o, come or dicesi, l'idea,
sopravvisse e andava guadagnando terreno nel campo specialmente della
riforma, e a poco a poco i protestanti vennero persuasi, che era omai
giunto il tempo in cui dovesse rompersi e
distruggersi quell'anomalia di protestantesimo retto e governato
dall'autorità, vennero persuasi, che era omai tempo di finirla con
cotesti principi papi, con cotesti uffiziali politici, con
cotesti ministri di polizia i quali tenevano schiava e dipendente la
chiesa dallo stato, ed a sè e alle loro baionette avean ristretto
esclusivamente il diritto d'imporre a' fedeli liberi in virtù del loro
protestantesimo, una fede, un culto, una disciplina.
Di qui quel grido universale che in questi ultimi tempi si fe'
sentire nel protestantesimo, della emancipazione della chiesa dallo
stato e della piena ed assoluta indipendenza dell'individualismo
consecrato dalla riforma. Ma affrancato l'individuo dall'autorità
civile, la quale sola dava una specie di unità esteriore a quelle
chiese locali, era necessario ad avvenire, che ognuno rientrando in
pien possesso de' suoi diritti, di quei diritti dei quali ingiustamente
e contro ogni ragione era stato spogliato, potesse intendere la
scrittura a modo suo. Ora la più parte di questi interpreti individuali
ed indipendenti non vi trovò più verun domma sovrannaturale, non
peccato originale, non Trinità, non divinità di G. C., non redenzione,
non soprannaturalismo, ma solo naturalismo e razionalismo. Vi si trovò
per rincontro il comunismo e il socialismo nella eguaglianza, nel
livello il più perfetto delle persone e delle cose.
Nè siavi per avventura alcuno il quale ci obbietti che il comunismo
e
il socialismo tra i cattolici eziandio ha sua stanza, e che anzi fra
questi alligni e si dilati e meni stragi e rovine. Imperocchè a chi di
tal guisa ci obbiettasse, risponderemmo, che altra cosa è l'essere
infetto di un error estraneo alla propria professione, anzi al tutto
contrario alla medesima che altamente lo condanna; altra cosa il
produrlo come frutto natio e spontaneo della dottrina e del principio
che si professa e che lo ingenera. Le vampe che infuriano e si
avventano dal cratere di un vulcano che gorgoglia
sono l'effetto naturale del medesimo; che se si appigliano ad una
foresta vicina e vi rechino la desolazione e lo spavento, quelle
potranno ben dirsi effetto e questa vittima del vulcano, ma non mai
apportatrice del fuoco desolatore. Egli è pur troppo vero che la
dottrina rovinosa del comunismo e socialismo si apprese nel campo
cattolico e vi produce i suoi orribili effetti, ma dottrina siffatta ha
sua origine nel campo protestante. Di là si diffuse, di là apportò la
strage furibonda. Pruova irrepugnabile ne sieno gli stessi socialisti,
i quali dichiarano formalmente che il cattolicismo è il loro nemico,
che il capo del cattolicismo è l'avversario nato di lor dottrine e di
lor imprese; essi per ciò dichiarano guerra aperta a quanto v'ha di
gesuitismo ossia a quanto vi
ha di cattolico. Possiamo noi desiderare più
esplicite confessioni? E infatti ovunque prevalgono i comunisti e i
socialisti, primo lor pensiero, prima lor cura è l'osteggiare il clero,
perseguitarlo, sterminarlo con un furore di manìa.
Nel resto l'anarchia religiosa mai non va scompagnata dall'anarchia
delle idee e dall'anarchia politica. Una lunga sperienza addimostrò
l'una anarchia dar di mano all'altra, e la rivolta contro la chiesa
indurre alla rivolta contro lo stato. Or che il protestantesimo pel suo
principio essenziale e costitutivo racchiuda in sè l'anarchia religiosa
chi potria giammai negarlo? E che altro è l'indipendenza assoluta da
qualsivoglia autorità in materia religiosa, se non l'autonomia della
ragione individuale, ossia l'anarchia religiosa? Non è forse questo che
abbiamo le tante volte inteso ad inculcarsi dai più celebri protestanti
de' giorni nostri specialmente, e ne abbiamo poc'anzi recate aperte e
ripetute testimonianze? Questa e non altra è la ragione potissima che
suole addursi per rigettare ogni simbolica, ossia ogni professione di
fede comune o ad una od a più comunioni del protestantesimo, ed
obbligante: per rigettare siccome anomala ed anormale qualsivoglia
decisione di sinodi in cose di credenza: questa stessa è la ragione per
cui, come abbiam veduto, lo stesso concilio così detto ecumenico di
Berlino dichiarò che la sua decisione non avrebbe forza di obbligar le
coscienze, ma che solo trattavasi di proporre una formola esterna di
confessione per l'esterna unione delle chiese protestanti con lasciare
ad ogni ministro e ad ogni protestante la libertà di seguire la propria
convinzione. Di qui appunto originò l'accusa data dai protestanti
recenti ai
loro antenati di non aver quasi per tre secoli ben intesa e appien
conosciuta la natura del protestantesimo, e di essere stati in continua
flagrante
contraddizione col principio in forza di cui eran protestanti
coll'ammettere e difendere con tanto impegno le viete antiquate lor
formole o confessioni di fede. E per questa parte ogni uomo sensato e
logico dovrà dar loro ragione [19].
Or bene, se i primi protestanti han trovato o creduto di trovare
nella
bibbia l'indipendenza della ragione da ogni autorità in materia di
fede, si avranno a condannare i protestanti recenziori se nella stessa
bibbia trovano o pensano di trovarvi la piena ed assoluta uguaglianza
degli uomini tutti fra di sè? Se vi trovano la
comunità de' beni, l'emancipazione da ogni umano potere ed autorità?
Se tutti per ugual modo i battezzati son re e sacerdoti,
avranno ad assoggettarsi ad un loro eguale? La buona logica, la logica
inflessibile come la geometria, nol soffre, nol pate, non l'ammette. E
ciò con tanto maggior ragione in quanto gli anabattisti più vicini
all'origine della riforma già l'avevano conosciuto,
proclamato e messo in pratica [20].
La sola violenza fisica e brutale potè
render vani i loro sforzi, come al dì d'oggi la sola forza eziandio
infrena i socialisti e i comunisti sì che non possano ridurre in
pratica le teorie loro.
Di qui s'intende facilmente perchè non ostante l'indifferentismo
religioso che domina in cotal fatta d'uomini si mostrino essi così
caldi in propagare con tutte lor forze ed industrie il protestantesimo
di cui si ridono in cuor loro. Non è la propagazione del
protestantesimo che loro sta a cuore, ma la distruzione del
cattolicismo, qual ben veggono e sanno esser l'unica barriera
insormontabile al loro progetto [21].
Ben poco a lor preme che l'Italia
sia protestante, o ch'essa si vesta de' vecchi cenci che or van
deponendo a mano a mano le stesse nazioni nordiche rinsavite, ma ben
molto lor preme che l'Italia non sia cattolica per potervi innestare e
farvi prevalere l'idoleggiato lor socialismo: ciò che non potranno
ottenere giammai finchè la religione cattolica vi terrà saldo e fermo
il suo seggio. Se il Mazzini, il Garibaldi, l'Avezzana
e somiglianti demagoghi e avventurieri avessero potuto mantener tenace
l'usurpatasi dominazione di Roma, dopo un lustro o poco più la
religione cattolica avrebbe cessato di essere dominante sui sette
colli, e il protestantesimo avrebbe fatte le
sue funzioni sulla tomba dei santi apostoli. Pruova di ciò sia la
schietta manifestazione che ne fe' pubblicamente il Mazzini medesimo [22],
e gli altri documenti autentici che ne sono stati raccolti e divolgati [23]: pruova ne sia l'odio da essi
ispirato contro il pontefice e i cardinali e
contro il clero così secolare come regolare; pruova ne sian le vittime
cadute sotto il pugnale assassino, cioè sacerdoti dell'uno e
dell'altro clero, il nascondimento, la fuga, la mutazion di abito a che
han dovuto ricorrere gli uni e gli altri per sottrarsi alla più barbara
persecuzione; pruova ne sieno i ministri predicanti fatti venire a
disseminarvi l'errore; pruova il progetto di assegnar quanto prima nel
cuor di Roma per l'agghiacciato culto protestante la chiesa del
Panteon; pruova infine la copiosa edizione che
qui si fece in que' tenebrosi tempi della bibbia alterata e tronca
del Diodati [24].
Ma se in Italia, anzi in tutta Europa, il socialismo potesse infin
prevalere, che ne avverrebbe della società? Scomparirebbe ogni bene
civile e sociale. Un mucchio di rovine vi sottentrerebbe; l'uomo
ridotto a poco meno che alla condizione del bruto, se pur non gli
dovesse sotto alcuni rispetti sottostare, cadrebbe nello stato
selvaggio. Tali sono i frutti che ha recato al mondo, il
protestantesimo e che minaccia di recarvi.
[1] Ved. l'opera intitolata: Un éclair avant la foudre, ou le communisme et ses causes; Avignon 1848, tom. I, pag. 15, 16, come pure l'opera del Martinet, Statolatrie, ou le communisme légal; Paris l848, pag. 22.
[2] Ved. l'egregia opera di Emiliano Avogadro conte della Motta: Saggio intorno al socialismo e alle dottrine e tendenze socialistiche; Torino 1851, pag. 16 e segg. È questa un'opera dotta e profonda, ricca di erudizione non comunale. Non se ne potrebbe raccomandare abbastanza la lettura pei nostri tempi. A questa deve aggiungersi un'altra bell'opera che svolge a maraviglia l'argomento di cui noi qui abbiam preso a discorrere, cioè che il socialismo e il comunismo han presa la loro origine nella eresia del secolo XVI, e non ne sono che il naturale e logico esplicamento. Provasi contro il Guizot, che non vi ha altro rimedio pei mali che minacciano la società che il ritorno al cattolicismo; dappoichè, come già ben disse mons. Doney nel suo Examen et discussion amicale, ecc., se le anime non possono sperare la salute eterna fuor della chiesa, le società non possono qui sulla terra, lungi da lei, ottenere nè la pace, nè la libertà, nè il riposo. Or tale è l'opera del signor A. Nicolas: Du protestantisme et de toutes les hérésies dans leur rapport avec le socialisme; Paris 1852, un vol.
[3] Nell'Univ., 12 fév. 1846.
[4] Ibid., 27 mars 1846. Che poi tutto questo non sia che lo svolgimento del protestantesimo primitivo qual fu concepito da Lutero, il dimostra aperto l'Alzog nella sua Storia ecclestastica con documenti irrefragabili. Ved. l'opera citata Saggio intorno ai socialismo, pag. 602 e segg. in nota, ove si citano molti documenti, e tra gli altri quello tratto dall'opera del protestante luterano Edman intitolata: Divinità della ragione, 1735, in cui, parlandosi del vangelo, così ne scrive: «Bisognava rigettare il Coran cristiano non meno contradditorio e non meglio autentico di quello dei turchi, per tenersi come Enoc e Noè alla sola coscienza che la natura diè maternalmente a tutti gli uomini, la quale loro insegna a vivere onestamente, a non offendere veruno, a dare a ciascuno ciò che gli appartiene. È questa la vera bibbia, sprezzarla è sprezzare sè stesso. La coscienza è il cielo e l'inferno, non vi è nè Dio nè diavolo; la bibbia non fa differenza fra matrimonio e fornicazione: bisogna purgar la terra dai preti, dai re e da tutte le potenze stabilite.»
[5] L'ami de la relig., 1 mars l849.
[6] Constitut,, déc. 1848.
[7] Constitut., déc, l848.
[8] Presso L'Ami de la relig., 14 déc. 1848.
[9] Hist. de dix ans, édit. de 1842, tom. II, pag. 269.
[10] Ibid., tom. III, pag. 107.
[11] Exposition du système phalanstérien de Fourier, par Victor Considérant, pag. 73.
[12] Ibid.
[13] Ibid., pag. 97.
[14] Ibid., pag. 72, 80, l02.
[15] Ibid., pag. 43, e nell'opera Théorie des quatre mouvements, 1840, pag. 18, 146, ecc. Qui però ommetto le oscenità che vi si racchiudono.
[16] Système des contradictions économiques ou philosophie de la misère; Paris 1848. Ved. Un éclair avant la foudre, tom. I, pag. 18 e segg.
[17] Il Vinet nell'op. cit. scrive: «En Angleterre et en Danemark, Henri VIII et Christiern deux tyrans, deux bourreaux; en Suisse, la république de Berne pesamment despotique, se font plus qu'évêques en introduisant d'autorité le nouveau culte... A Genève Calvin fonde une Sparte théocratique, c'est-à-dire, la tyrannie sous la forme de la liberté (pag. 525).» «En France le calvinisme fonda un état dans l'état (pag. 526).» Ed il De Gasparin, nell'opera citata: Intérêts généraux du protestantisme en France, pag. 311, soggiunse: «L'influence grossière de la politique... se fait partout sentir. On souffre en voyant la révolution préparée par Wicleff... s'accomplir en se desséchant sous la main sanguinaire d'un Henry VIII, on souffre en voyant Farel s'appuyer sur une autre puissance que celle de l'évangile, en voyant l'ambition d'un sénat de Berne hâter et discréditer en même temps la conversion de la Suisse romande. On souffre en voyant en France ces braves soldats, ces nobles gentilhommes protestants, mêler aussi quelques passions, quelques haines, quelques projets mondains aux saintes pensées de la foi. Ils nous ont gâté notre réforme.» Nel resto questo non è nuovo giacchè troviamo lo stesso essersi praticato dagli ariani. Gli eusebiani non facevano difficoltà veruna a riconoscere l'imperatore Costanzo come capo della chiesa, mentre i cattolici ne difendevano l'indipendenza. Di qui trasse l'origine la trasformazione del cristianesimo in chiese dello stato introdotta dalla natura ed indole delle sette. Ved. Möehler, Athanase le grand, tom. III, pag. 4-6. E Lutero stesso si avvide che la riforma avea bisogno del braccio di carne per introdursi e sostenersi. Ecco com'egli si raccomanda al landgravio Filippo: «Paupercula et misera ecclesia est, exigua et derelicta, indigens probis dominis regentibus.» Consult. Luth., § 3.
[18] Ved. l'opera che ha per tilolo: Histoire du communisme, ou réfutation historique des utopies socialistes, par M. Alfred Sudre; Bruxelles 1850, ch. 7, 8, 9, 10, nel quali l'autore parla a lungo delle eresie che diedero origine al moderno comunismo, e si stende particolarmente intorno agli anabattisti, i quali parte in tre epoche distinte. Quindi si apre la via a trattare del comunismo e socialismo contemporaneo. Vi ha in tal opera una dovizia di cognizioni assai preziose su tutto questo interessante argomento.
[19] Sebbene di questo vero abbiam nel decorso di quest'opera allegate testimonianze decisive, irrepugnabili, pur qui ci piace come a suggello apporre la confessione del celebre protestante Sismondi. Queste sono le parole sue: «Les protestants n'ont pas toujours bien compris leur propre système; ils n'ont pas toujours senti que l'indépendance des opinions individuelles était l'essence de leurs églises; ils n'ont pas toujours renoncé à l'uniformité de croyance, et ils ont paru quelquefois embarassés de ce qu'on leur reprochait leurs variations et les nombreuses dissidences qu'on trouvait entr'eux. Encore aujourd'hui une moitié des protestants persistent dans la même erreur pour l'unité des doctrines, quoique avec peu de chance de l'obtenir, parce que chacun cherche cette unité dans un système différent.» Revue encyclopéd.; Paris 1826, art. Opinions religieuses.
[20] I recenti mormoniti permettono almeno sette mogli ad un tempo a chiunque il voglia, appoggiati anch'essi alla bibbia ed al loro supremo profeta. Essi hanno dodici apostoli, ed un profeta o pontefice supremo. Gli apostoli sono disseminati su tutta la terra; l'un d'essi, John Taylor, dopo di aver risieduto a Boulogne-sur-Mer e fondatovi un giornale, pare aver rinunziato al suo proselitismo con abbandonar la Francia. Ma l'altro apostolo, Lorenzo Snow, venne in Torino, ove si stabilì liberamente, e d'onde spande i raggi di luce della sua nuova Buona novella, del nuovo puro vangelo protestante. Ved. un bell'articolo intorno a questi mormoniti nell'Univers, 17 févr. l853.
[21] Tratta di questo argomento e lo svolge con profonde vedute Donoso Cortes, marchese di Valdegamas, nell'opera: Essai sur le catholicisme, le liberalisme et le socialisme; Paris 1851.
[22] Veggasi la costui lettera data il 6 agosto del 1849 e pubblicata nel giornale inglese il Globe nel dì 30 dello stesso mese, e riferita nell'opera La rivoluzione romana al giudizio degl'imparziali; Firenze 1850, pag. 14, 15. In essa si dichiara essere stato fine primario della rivoluzione romana lo spossessare il papa non solo del suo dominio temporale, ma ancora della sua autorità spirituale, che questa si voleva sbandita non pur da Roma ma da tutto il mondo; anzi che a questo, come a principio vitale della riforma reigiosa, cioè della libertà di coscienza, si mirava propriamante.
[23] Questi trovansi negli Annali delle scienze religiose nel primi due fascicoli del 1850, e nell'opera intitolata: Sforzi per introdurre il protestantesimo a Roma, con 59 documenti, ecc.; Roma 1850. Vedasi ancora la più recente opera intitolata: Fatti atroci dello spirito demagogico negli stati romani; Firenze 1851 in cui con documenti innegabili di più si provano le oscenità, i ladronecci e l'empietà dei demagogi.
[24] Ved. il Tablet, 9 jull. 1849.