R. P. Giovanni Perrone S. J.

Professore di Teologia nel Collegio romano
Da: Il Protestantesimo e la Regola della Fede, vol. III, Milano-Genova 1854, pag. 237-257

Capo IX.

Carattere dell'anarchia sociale, ultima fase dell'anarchia religiosa introdotta dalla nuova regola di fede.

Per quanto possa apparire deplorabile lo stato interiore ed esteriore del protestantesimo che abbiam fin qui esposto, pure può dirsi un nulla se mettasi a confronto di quello a cui esso s'incammina a gran passi. La rivoluzione religiosa della riforma or va raccogliendo e spargendo al tempo stesso a larga mano il frutto dell'anarchia intellettuale e politica che racchiudeva come in germe nella sua comparita, e di che era feconda nella stessa sua essenza. Prima adunque daremo un'idea del comunismo e socialismo, donde apparirà di per sè come questa mala pianta viene dal protestantesimo, e poi il proveremo più esplicitamente con altri argomenti.

§ 1. Idea del comunismo e socialismo.

Nozione generale del comunismo e socialismo nel loro aspetto politico e religioso. –– Testimonianze particolari de' capi del comunismo in Germania. –– Nuova setta in Germania. –– Sentimenti dell'associazione radicale e comunista. –– I socialisti in Francia e in altri paesi cattolici. –– Loro alleanza coi protestanti e loro scopo. –– Testimonianze in pruova di ciò. –– Manifesto socialistico. Altro manifesto. –– Altri documenti. –– Dottrine abbominevoli dei sansimoniani, fourieristi, icariani, ecc. –– Dottrine di Proudhon.

Il comunismo nella sua più vasta significazione è quella teoria che sforza a mettere in comune tutti i beni, qualunque sia il titolo per cui si possiedono; sovranità, donne, terre, case, commercio, industria, talenti, diritti di ogni genere. Così inteso, il comunismo è la dissoluzione universale della famiglia e della società; il rovesciamento della morale e dei costumi, la distruzione radicale di tutto ciò che si è chiamato in ogni tempo diritto sulla terra; la negazione assoluta di ogni religione positiva. È lo stato selvaggio al più alto grado di barbarie che giammai siasi letto negli annali della umanità, è l'eguaglianza e la fraternità de' bruti; anzi è qualche cosa di più ancora; imperocchè il bruto è regolato e condotto da istinti irresistibili; là ove nel comunismo assoluto, tutte le passioni dell'uomo scatenate per una libertà che non avrebbe altra regola che l'interesse e l'egoismo, condurrebbero ben presto a una guerra permanente, ad una generale anarchia sanguinosa, e in breve tempo alla estinzione totale della umanità [1]. Sebbene poi il socialismo nel fondo convenga col comunismo, ne differisce però nel modo con cui vien concepito, cioè della ricostruzione intiera e fondamentale della società esistente, formandosi della nuova società che si vuol sostituire un tipo ideale, fantastico ed universale, ed annullando per conseguente come in un vortice panteistico tutti i diritti individuali e perfino gli elementi di quella società che vorrebbesi ricostruire [2]. Come pertanto il comunismo e il socialismo nel fondo combinano, così non ne parleremo che come di una cosa sola, sebbene ognuno de' due sistemi abbia i suoi propugnatori distinti.

  L'eterodossia adunque qual venne istituita da Lutero colla sua indipendenza per base ridotto a questi stremi termini si apprese, si dilatò, s'infiltrò in tutte le classi e in tutti gli ordini del popolo. Applicata alla teologia ingenerò il razionalismo; applicata alla società v'ingenerò il comunismo ed il socialismo. Nè si stette tra i confini del solo protestantesimo, ma penetrò eziandio nel campo cattolico, ove va menando stragi e rovine, e minaccia di tutta ingoiarsi la società. Il male cresce ogni giorno, cespisce rigoglioso in gioglio di discredenza, soffoca e fura il nutrimento della buona dottrina, e scompone e dissolve la compage della unità sociale; nè vi sarà più riparo che col pronto e pieno ritorno al principio cattolico in tutta l'estensione sua. Il cattolicismo sarà il rifugio de' principi e de' signori se non voglian vedersi spogli di ogni loro avere, e di ogni lor grado e autorità.

E affinchè niun abbia a sospicare che quanto abbiamo esposto non sia che una vana e ideale teoria anzi che un fatto reale, recheremo qui pure ad appoggio e pruova di quanto abbiamo affermato un saggio almeno di talune testimonianze fra tante altre che ne potremmo addurre, oltre a quanto già si è riferito nel precedente capo.

Ci si presenta dapprima sullo stato politico e religioso della Germania un irrepugnabile documento, il quale ci mette al nudo quanto guasto abbian fatto il sensualismo, l'ateismo e il comunismo in quell'infelice paese, sede del protestantesimo, prima dell'ultima rivoluzione di Francia, e quanto ne faccian tuttora. Guglielmo Mars dichiarò che i dommi dell'esistenza di Dio e della immortalità dell'anima non sono che i racconti di vecchie donne, da lungo tempo gittati al fango. Or ecco le illazioni pratiche che dal teorema ei deduce: «Io voglio, prosegue egli, dei gran delitti, dei delitti sanguinosi, colossali. Quando fia che io non vegga più cotesta triviale morale, coteste verità che mi annoiano?» Il Tebesch, che, non ha gran tempo, scaricò due colpi di pistola sul re e sulla regina di Prussia assisi nello stesso cocchio e pagò il suo delitto colla testa, prima di morire protestò che se avesse ricoverata la libertà avrebbe fatto meglio il colpo che gli era fallito. «Tebesch ha voluto portar qualche rimedio, continua Mars, a cotesta monotonia. Sgraziatamente gli è fallito il colpo. L'azione del signor Tebesch era un atto di vendetta; ma la vendetta è un atto di giustizia naturale. Bada a te Maestà!»

«La disgrazia dell'uomo, dice un altro scrittore della scuola egeliana, è cominciata il giorno stesso in cui l'uomo ha concepito un essere superiore a sè, in quel giorno egli ha rinunziato alla sua indipendenza nativa; si è lasciato imporre il giogo di una legge di cui egli stesso non è l'autore. Si è lasciato rapire un bene che or viene a riconquistare per sempre. Questo bene supremo, questo diritto imprescrittibile è il pensare, che non avendo omai più altra regola che sè stesso, è divenuto nostra assoluta, nostra unica autorità.»

Weisshaupt, fondatore della società degli illuminati, scriveva ai suoi addetti: «Il primo nemico della umana specie è quegli che osò appropriarsi una porzione di terra, e di costituirsi una proprietà individuale in opposizione al voto della natura, la quale vuole che tutto appartenga a tutti.»

Weitting, altro apostolo del comunismo, statuisce il principio: «Che fin a tanto che sarà sulla terra un solo individuo che non possieda tutto ciò che vede possedere da un altro, la legge di natura essendo violata, non esisterà felicità reale sulla terra, e che il solo dovere che l'uomo abbia a compiere sulla terra essendo di procurarsi la felicità, egli è di suo diritto e di suo dovere ancora il travagliare al rovesciamento di tutto ciò che si oppone a questa felicità [3].» Or tutto questo non è che svolgimento o esplicazione del principio protestante della indipendenza della ragione.

Nè qui ancora tutto si racchiuse questo grande affare: imperocchè il razionalismo tratto dalla filosofia di Hegel, di Feuerbach, di Strauss e altrettali, ha presa una forma esteriore e pratica in Germania ed ora costituisce una terza setta esteriore che si divide dalla evangelica. Tra i corifei trovansi il ministro Wislicenus, Hulisch ed il pastore Rupp. Questi han gittata la maschera: Wislicenus ed Hulisch hanno sparso nel pubblico molti scritti; il più famoso de' quali e quello che diede l'impulso è l'opuscolo di Wislicenus che ha per titolo: La scrittura e lo spirito. In esso l'autore cerca di addimostrare che lo spirito, cioè la ragione individuale, non può prendere per suo criterio dommatico la sacra scrittura, la quale contiene, secondo lui, gran numero di proposizioni assurde e contrarie al buon senso. Il pastore Rupp di Koenisberga svolge le sue opinioni in una serie di sermoni, in uno de' quali piglia per testo: Non v'inquietate dell'eternità, perchè ella non sussiste. Questi sermoni furono assai frequenti, e ben presto una comunità molto numerosa si formò intorno al predicatore. Forse la scisma non avrebbe avuto luogo qualora il governo di Prussia non avesse creduto di dover venire a sostegno dell'autorità della bibbia, della confessione di Augusta, o almeno di un simbolo qualunque. L'annunzio di questa pretensione fu come l'olio gittato sul fuoco, e l'incendio scoppiò fin d'allora quasi per tutto, ma specialmente a Magdeburgo, a Koenisberga ed a Breslavia nella Silesia [4].

Di più, un giornale pubblicato in Berna dal famoso Heintzen, l'uno de' capi delle associazioni radicali e comuniste d'Allemagna, si esprime in questi sensi: «Egli è possibile che l'atmosfera per l'un de' lati e la terra per l'altro esigano, per poter compiere i loro processi chimici ed altri, una certa quantità di sangue umano. Ma se esiste un bisogno siffatto della natura, non ci si potrà persuadere che per la saturazione dell'atmosfera e per l'ingrasso della terra il sangue degli aristocratici sia men proprio che quello dei democratici. Qualor facesse d'uopo il far saltar la metà del mondo e versare un mar di sangue affin di rovinare il partito della barbarie, non converrebbe farsene verun scrupolo. Quegli non porta un cuor repubblicano in petto che non pagherebbe volentieri colla propria vita la soddisfazione di metter sotto terra un milione di barbari! Avere una coscienza rispetto alla riunione assassina, è un mancar di coscienza; lo sterminare per tutti i mezzi e in tutti i luoghi, è quello che ci prescrive la coscienza come dovere di giustizia ed anche di umanità [5]

Tal è il desolante avviamento che va prendendo in questa ultima sua fase il protestantesimo nello sviluppo ultimo del suo principio fondamentale e costitutivo della libertà di esame per mezzo della emancipazione della ragione individuale. Rigettò la scrittura e la sua divina ispirazione, collocò la propria ragione individuale al di sopra di ogni rivelazione, e infine si abbandonò a tutte le stravaganze, a tutti i deliri e a tutti gli eccessi delle più calde e furibonde passioni, senza riconoscer freno d'alcuna sorte, pubblicando il comunismo delle donne con Roberto Owen e cogli altri suoi addetti.

A questa scuola si formarono quei che in paesi cattolici si fecero capi del partito socialistico, il quale minaccia la società della strema rovina. Questi uomini pervertiti fan causa comune coi protestanti dell'ultimo periodo, dai quali han ricevuta la ispirazione; e mentrechè sono con orrore rigettati e condannati dalla chiesa, vengon da quelli accolti come fedeli alleati, i quali accorrono da tutte parti ad ingrossare le file de' cospiratori e dei demagogi. Rivaleggiano scambievolmente in empietà; e non si saprebbe a chi deferir la palma, per esser tutti del pari profondamente scellerati. E qui pure, affinchè non paia che noi ci ritiriamo nella teoria non giustificata dalla realtà e dai fatti, riferiamo alcuni brani dai costoro libri, manifesti e discorsi coi quali essi appalesano la loro alleanza e il loro scopo. Confessiamo che non è se non a malincuore, e non senza rammarico e ribrezzo, che noi produciamo cotali abbominazioni; ma posciachè esse sono di pubblico diritto, sarebbe inutile il dissimularle.

Or ecco come lo stesso Costituzionale di Francia si esprime intorno ad una specie di manifesto testè indirizzato da un istitutore primario a' suoi confratelli: «Noi abbiamo sotto degli occhi, dice il Costituzionale, una specie di vangelo pubblicato da uno di cotesti istitutori sulla missione sociale de' suoi colleghi. Vi è veramente, senza che l'autore ne dubiti, tutto un programma di guerra civile in questo piccolissimo scritto. L'autore considera da prima gl'istitutori suoi fratelli come le sentinelle avanzate della democrazia, come i preparatori della nuova società, come gli apostoli di una nuova religione. Egli indica a' suoi confratelli futuri la potenza irresistibile di cui saranno investiti. La rivoluzione dell'89 e del 93, che eran fatte per realizzare la completa emancipazione del popolo, non son mancate del loro scopo se non perchè il popolo non aveva nè istitutori nè guide. La rivoluzione di febbraio avrà istitutori. Ella farà l'opera sua, che è di uccidere il cittadiname, come le rivoluzioni che l'hanno preceduta hanno ucciso la nobiltà ed il clero. Ucciso il clero! Ci pare che cotesta immolazione non sia stata felicemente compiuta. Ma l'autore, aiutato da' suoi colleghi, si propone di compierla; egli invoca i gran nomi di Proudhon e di Thoré, che sono atei, a quanto ne dice. Quanto a lui, noi dobbiam dirlo, egli ammette l'esistenza di Dio, dichiara di voler sostituire la sua professione di fede al catechismo, e la sua professione è ben più l'odio dei ricchi che l'amor di Dio. Ed al numero di questi ricchi egli ascrive, si crederebbe? i poveri parrochi rurali, i quali hanno a mala pena di che sostenere la dignità modesta che si addice al loro ministero. Rimprovera ai preti d'aver adorati tutti i despotismi, e lor fa eziandio un delitto di essersi messi a cantar la repubblica. Lasciamo parlare l'autore stesso.

«Sì, il cattolicismo ha avuto il suo tempo; esso è un vecchio involto che si deve gittar via. I preti hanno abdicata la divina loro missione.... È a voi, istitutori, figli della luce e dell'annegazione, buoni e generosi cittadini, è a voi che tocca il rimpiazzarli in questo mondo, il camminare alla testa della società. Voi siete ora, miei amici, i veri difensori, i difensori nati del popolo; voi siete le sentinelle avanzate della democrazia, i portalumi dell'umanità. Egli è pur grande il vostro còmpito e laborioso! Ella è pur sublime e divina la vostra missione!

«Istitutori, miei amici, la rivoluzione è madre vostra; non dimenticate giammai che voi siete soldati attivi e possenti della rivoluzione. Sì, sì, voi siete uomini rivoluzionari; l'istruzione è terribile ai ricchi ed ai potenti; la luce è terribile per quelli che s'ingrassano dell'ignoranza e della menzogna; la luce è terribile per quelli che smungono e spremono il popolo; ed il numero di cotestoro è grande sopra la terra. Istitutori, miei amici, fatevi cospiratori per la propaganda della verità. Fatevi cospiratori, predicando incessantemente, dovunque e sempre: io non potrei troppo ripeterlo; fatevi cospiratori coll'insegnare la libertà, l'eguaglianza, la fraternità; sì, organate in tutta la Francia la grande cospirazione della fraternità; fatevi cospiratori pel ben pubblico, per la felicità dell'umanità, per la felicità del popolo; fatevi ben comprendere a questo povero ed infelice popolo ch'egli non potrà mai affrancarsi dai ricchi e dai potenti che per l'insurrezione e la fraternità. Dite agli uomini: siate uniti, siate fratelli, e niente vi resisterà: voi vincerete quando vorrete: voi sarete felici quando avrete abbattuti i vostri tiranni.

«Al presente quello onde il popolo ha innanzi tutto bisogno è di essere evangelizzato, moralizzato. Lasciamo il catechismo, mescolanza di errori e di verità, libro freddo e sterile, che nulla dice al cuore, e che accieca l'intelligenza; lasciamo là tutto il carico del cristianesimo, vecchio e tenebroso edifizio, che non può più ora mettere al coperto i popoli; e rientriamo nell'evangelio, tempio indestruttibile, che sfiderà tutte le tempeste sociali. Non ci occupiamo per nulla del culto, del domma, della setta, della specie di religione; cose tutte che, come bene è stato detto, dividono gli uomini ed i popoli, e li rendono oppressi ed oppressori gli uni degli altri.»

Termina col grido di guerra indirizzato agli istitutori col tratto seguente: «Coraggio miei amici, camminate dritti e fermi per la buona via, per la via democratica. Andate innanzi e spingete vigorosamente davanti a voi il carro della rivoluzione, nè v'inquietate nullamente dei grani di arena che i nemici del movimento gittano sotto le sue ruote; gl'insensati vi saranno stritolati come gl'insetti, nè vi resterà vestigio del loro passaggio su la terra. Coraggio, miei amici, l'avvenire ci appartiene, l'avvenire ci sorride; ecco, ecco il combattimento, e dietro il combattimento le palme!

« Oh! no, tutto non è finito, niente è finito. Vi saran di ben molte sofferenze, di grandi combattimenti. La gran battaglia di cui parla Lamennais tra i figli di satana e i figli di Dio, tra i re e i popoli, tra i ricchi e i poveri, tra i grandi e i piccoli, tra i tiranni e gli schiavi non può tardare a cominciare [6]

Lo stesso foglio parlando di un manifesto di socialisti col quale si decreta l'abolizione nel mondo intiero di queste tre cose, della dignità reale, del sacerdozio e del capitale, fa le seguenti riflessioni.

«Il manifesto nulla dissimula. I suoi autori non vanno già quai mani morte. Egli è il cataclismo universale di cui ci minacciano col farci sperare da cotal morte del mondo attuale una maravigliosa palingenesi. Questi rivali del Creatore dicono alla nostra povera società: voi siete ben vecchi, voi avete ben poco tempo a vivere; permetteteci che noi vi tagliamo in piccoli pezzi e che vi facciamo bollire nel nostro vaso magico, d'onde voi uscirete con un nuovo corpo pieno di giovinezza e dotato di una forza attinta nell'ammirabile proporzione di tutte le sue membra. Qual lusinghiera prospettiva! Ella è non di meno la seducente sperienza a cui si propone alla società di sottomettersi. Ed essa risponde a cotesti ciarlatani di risorgimento: ma la vostra verità sociale è una favola troppo assurda e troppo conosciuta; è la favola del vecchio Esopo.

«Veggiamo per mezzo di una rapida analisi del manifesto ciò che è la rivoluzione del 1848 interpretata dal comitato centrale. È l'abolizione di tutte le dominazioni, di dignità reale, sacerdozio, capitale. Dignità regia, sia: egli è un fatto acquistato, poichè noi siamo in repubblica. Sacerdozio, è forse la sola parola che nel manifesto manchi di franchezza. Il sacerdozio è la rappresentazione visibile di Dio sulla terra. Siate sinceri sino alla fine; non è egli già solamente la dominazione del prete contro cui voi ve la prendete, è quella di Dio; imperocchè voi non sopprimete il sacerdozio in ciò che voi chiamate le vostre misure politiche, voi non ne sopprimete che il trattamento. Il sig. Proudhon non ha punto letto i vostri maneggi superstiziosi di linguaggio; egli non si limitò già a destituire il prete; destituisce Dio stesso: Ritirati da me o Dio, egli dice, e lo chiama carnefice della sua ragione. Forsechè il comitato centrale è meno avanzato di Proudhon? Forse che Dio avrebbe la maggioranza nel comitato centrale?

«Quanto al Capitale, i socialisti non han bisogno di dirgli che si ritiri allorchè essi compariscono; si ritirerebbero ben altramente, senza che gliel dicano, se per impossibile i socialisti fossero per un momento padroni del lastricato. E Dio sa come cotesti rigeneratori del mondo se la caverebbero [7]

Se non che gli organi del socialismo con maggiore impudenza ancora e sfrontatezza palesano le intenzioni e i sentimenti loro e del partito. Ecco ciò che leggesi nel Peuple, giornale di Proudhon, rispetto al pontefice Pio IX e che viemmeglio conferma quanto abbiam detto intorno allo spirito di eterodossia protestante che informa ed anima il socialismo.

«Noi non avremmo punto più di sensibilità e considerazione per il papato avvilito, di quello che ne abbiamo avuto per il reame, di quello che ne abbiamo per il capitale. Il papato è sempre per noi il privilegio esclusivo ed egoista. Egli è sempre il diritto dello spogliamento, l'appropriazione dell'uomo per l'uomo, la peggiore delle appropriazioni, quella delle coscienze.

«Noi saremmo stati con Lutero nel sestodecimo secolo, conseguenti con noi stessi noi saremo contro Pio IX nel decimonono. Il cattolicismo è nostro nemico, sotto qualsivoglia rispetto noi lo consideriamo. Tra il cattolicismo ed il socialismo nulla v'ha di comune. Tra il papato e la proprietà vi ha un'alleanza intima. Come papa del pari che come monarca, Pio IX è nostro avversario.... Guai al papato! L'ultima ora dell'autorità è suonata nel 1848. Non vi è più luogo al presente nel governo degli uomini che per la scienza; la scienza nella religione, come la scienza nella economia sociale; la scienza, trasformazione della religione; e per ciò stesso la tomba del simbolismo religioso.»

Nè diversamente si esprimeva la rivoluzione democratica e sociale. «I romani paiono decisi a passarsela del papa; noi non sappiamo ancora se persisteranno nella lor risoluzione; ma presto o tardi il papa deve perdere il suo poter temporale e la chiesa stessa deve democratizzarsi e rientrare nel recinto della società. Ciò sarà l'opera delle nuove dottrine, ed il clero secondario diverrà probabilmente il promotore di questa rivoluzione sacerdotale. La chiesa ha un papa e la monarchia un re; la cristianità repubblicana non deve avere nè re nè papa.

«Noi facciamo appello al clero secondario che ci comprenderà. Il proletariato della chiesa non domanderà meglio che di sacrificare il diritto canonico i cui beneficii non son per esso lui. Egli preferirà i beneficii del diritto di cittadino ai vantaggi illusorii di certe prerogative clericali. Preferirà i diritti dell'uomo della natura a cotesti diritti obsoleti ridicoli, barbari, che non sono più in armonia colla società moderne. Amerà meglio ammogliarsi, montar la sua guardia e pagare il suo debito alla patria, anzichè vivere da parassito con le tristi gioie dell'orgoglio, isolato, freddo, sempre posto tra il delitto e la tentazione.

«Aspettate ancora un poco, aspettate l'avvenimento della repubblica democratica e sociale, e se il clero secondario non oserà far la sua rivoluzione, noi la faremo per lui. Dare ad un papa il poter temporale è un permettere ad un prete tirannico ed intollerante il mettere in carcere tutti quelli de' suoi sudditi che non vanno a confessarsi. Ciò era buono al tempo di Clemente VIII il quale non voleva dare l'assoluzione ad Enrico IV che sotto la condizione ch'ei riceverebbe la sferza dalla mano del legato. Ma chi sferzerebbe egli sotto la repubblica? Il presidente? ciò sarà ben fatto; ma tempo verrà quando la repubblica non avrà più presidente.

«Il socialismo compierà l'opera della filosofia, e democratizzerà il clero. Domanderà al prete in virtù di qual diritto egli si sottrarrebbe alle cariche ed ai benefizi della vita sociale. Ogni uomo che si sottrae ad una legge qualunque non è agli occhi nostri un cittadino. Noi gli neghiamo il diritto di possedere, il diritto di votare, il diritto di litigare in giudizio. Il prete è il mio nemico, poichè in vece di pigliar parte fraternevolmente alle cariche sociali, si sottrae alla più terribile di tutte, a quella della imposta del sangue [8]

Nè di tutto questo ancor paghi i sansimoniani, i fourieristi, gl'icariani, i socialisti e altri così fatti riformatori della umanità, si son combinati a dissotterrare dalle fogne dell'antichità tutto ciò che il dispotismo del vecchio mondo, il cinismo pagano, il gnosticismo greco, il brigantaggio albigese avevano immaginato di più perverso e di più antisociale, e l'han ridotto in sistema. I sansimoniani, dice Luigi Blanc, scuotevano nel Globe tutte le vecchie basi dell'ordine sociale [9]; hanno legalizzato l'adulterio proclamando l'emancipazione della donna, la sovranità delle inclinazioni e l'emancipazione dei piaceri: hanno compendiata la morale in queste parole: A ciascuno secondo la sua capacità, a ciascuna capacità secondo le sue opere; e per conseguente non più reditaggio; associazione universale fondata sull'amore, e per conseguente non più concorrenza [10]. I fourieristi non differiscono dai sansimoniani che nella esecuzione, ma i principii sono comuni. Tutte le antiche società cristiane non sono per essi altresì che «una conflagrazione generale, un combattimento furioso di tutte le forze della natura [11]» Essi rigettano tutte le leggi penali e la morale sanzionata dalle credenze di un'altra vita [12], la famiglia per essi non è che una semplice riunione di riproduzione [13], e il primo elemento sociale è il falanstero o la comune; 1200 persone almeno abitanti in una stessa casa e vivendovi in comune senz'altra concorrenza, colla sola legge della capacità, delle armonie e delle attrattive [14]. «In questo regime gli uomini sono in ogni istante sollecitati da una folla di piaceri e di occupazioni lusinghiere; non hanno che l'imbarazzo della scelta. Come essi amano assai la varietà, passano volentieri da un oggetto all'altro, e gustano successivamente tutti i godimenti fisici, morali e intellettuali che la provvidenza ha riservati alla natura umana..... La vera felicità, secondo Fourier, non consiste che in soddisfare le proprie passioni [15]

Gl'icariani combinano appieno coi sansimoniani e coi fourieristi, e non ne differiscono che in alcune accidentalità. È sempre e dovunque la comunità de' beni sotto la direzione de' funzionari pubblici. La sola cosa che non sia comune è la religione. Essi non vogliono che si parli ai figliuoli di religione che dopo l'anno diciassettesimo di età. In quell'epoca ognuno fa la scelta di quella che più conviene a ciascuno, o che trova più conveniente per sè.

«La proprietà, dice Proudhon, uno de' principali socialisti, è un furto. Non si dicono in mille anni due parole come queste. Io non ho altro bene sulla terra che questa definizione della proprietà, ma io la tengo più preziosa che i milioni di Rothschild, e ardisco dire che ella sarà l'avvenimento più considerevole del governo di Luigi Filippo.... Nel resto non abbiate timore della vostra salute.... Non vedete che è della religione come dei governi dei quali il più perfetto sarebbe la negazione di tutti? Che niuna fantasia politica o religiosa ritenga adunque la vostr'anima schiava; egli è l'unico mezzo in oggi di non essere o uccellato, o rinnegato [16]

Hanno poi tutti questi novelli riformatori come base il panteismo sotto le diverse sue faccie in che vien presentato o da Schelling, o da Fichte, o da Hegel o da altri tali, ossia, ciò che è lo stesso, il protestantesimo mascherato di panteismo filosofico. Tutti all'unisono professano odio ed avversione all'unico vero Dio qual si tiene dal cristianesimo creatore del cielo e della terra, ciò che potrei con ben molte testimonianze tratte dai costoro scritti provare, qualor fosse necessario.

Ma troppo mi dilungherei se tutte volessi riferire le stravaganze, l'empietà, gli oltraggi che fanno al comun senso e alla pubblica morale onestà tutti cotesti comunisti o socialisti. Non ponno leggersi senza orrore e senza fremiti i sentimenti che spacciano cotali non già riformatori ma flagelli della società e nemici dell'uman genere. E pure questi sono gli ultimi frutti che produsse l'albero funesto della riforma; sono le conseguenze ultime dedotte dal principio fecondo del protestantesimo; sono i corollari racchiusi nel gran teorema, ed ora tratti dalla sua invoglia.

§ II. Nesso del comunismo e socialismo col protestantesimo.

L'indipendenza proclamata da Lutero contro l'autorità. –– All'autorità legittima successe di fatto una tirannia religiosa. –– I sovrani capi spirituali delle chiese dello stato. –– Reazione degli anabattisti contro l'autorità spirituale e temporale de' principi. –– Quindi originò il comunismo e socialismo nel secolo XVI dal protestantesimo. –– L'idea sopravvisse al debellato anabattismo. –– Si conservò e si svolse nel protestantesimo d'onde emerse l'attuale comunismo e socialismo. –– Applicazione naturale del principio protestante. –– Anche il socialismo tra i cattolici ha sua origine dal protestantesimo. –– Si pruova dall'odio de' socialisti contro il cattolicismo. –– Dal loro amore pel protestantesimo. –– Da ragioni intrinseche e di fatto. –– Perchè si cerchi dai demagoghi di protestantizzare l'Italia –– per riuscire al socialismo. –– Si conferma dalle parole e dai fatti di Mazzini.

Dai documenti arrecati ben si vede come il socialismo porta in fronte la sua mala origine, come lo spirito di eterodossia e d'irreligione l'informa, come dalla negazione dell'autorità della chiesa si venne alla negazione di ogni religione positiva e di ogni autorità umana e divina, come si precipitò d'abisso in abisso nell'anarchia religiosa, intellettuale e politica.

Ma risaliamo alle origini della riforma per tracciar istoricamente il nesso del comunismo e socialismo col protestantesimo. Lutero affrancò l'uomo cristiano da ogni autorità, fece d'ogni fedele un sacerdote, un vescovo, un papa, e a lui individualmente senza dipendenza veruna abbandonò l'intelligenza della scrittura. Il popolo in quegli inizi non era ancor maturo per sì alta dignità alla quale non aspirava neppure in sogno. Quindi i principi in sè soli riunirono ambo i poteri temporale e spirituale, e trovaronsi come per incanto a un tempo stesso sommi imperanti e sommi sacerdoti. Non contenti però di un titolo vano e senza realtà, presero di fatto possesso della nuova dignità loro e la esercitarono ben più rigorosamente di quanto fino allora avesser fatto giammai i pontefici romani. Ognuno di questi principi si dichiarò capo della chiesa o delle chiese che si formarono ne' rispettivi loro stati. Essi le dominarono e ne fecero altrettante chiese territoriali o locali, che nulla aveano di comune colle chiese degli altri stati soggetti ad altro principe; se per avventura se ne tolga la parte negativa e la ribellione a tutti comune, ovvero un'alleanza esteriore quale intraviene e si pratica tra diversi stati civili, e dicesi lega o confederazione offensiva e difensiva. E come ogni principe ne' propri dominii era indipendente, così ogni chiesa territoriale indipendente rimase e fu detta chiesa dello stato signoreggiata dal suo padrone speciale, e la religione addivenne un ramo di amministrazione politica [17]. Di qua originarono le denominazioni di chiesa elvetica, di chiesa riformata gallica, di chiesa anglicana, e così delle altre. Questi stessi principi in forza dei lor pontificato determinarono qual fede si avesse a tenere e professare dai loro rispettivi sudditi; qual culto e qual forma di culto si avesse a praticare, come è noto del vecchio re di Prussia Guglielmo III che diede la sua agenda o rituale ai suoi evangelici, come pure è noto che il facesse il nuovo papa Enrico VIII e la nuova papessa Elisabetta in Inghilterra. Questi ne fissavano la disciplina e tenevano a bacchetta i ministri del nuovo culto.

Se non che fin dall'esordio della nuova riforma non mancarono uomini più logici di Lutero, i quali dopo di aver adottato il principio che costituisce la base e l'essenza del protestantesimo, cioè, la piena indipendenza della ragione individuale nella interpretazione della sacra scrittura ne trasser fuori per deduzione le conseguenze che in esso racchiudevansi. Lutero dal suo principio aveva inferito, che ogni fedele era in virtù del battesimo divenuto sacerdote, vescovo e papa, e però che tutti dovessero di comune accordo unirsi a cacciare quegli usurpatori che a sè soli avevano attribuite quelle dignità che eran comuni a tutti. Esortò a questo fine con caldezza i popoli, i signori e i principi perchè desser di mano a cacciar dalle lor terre que' pretesi preti e vescovi e balzar dal trono, qualor venisse lor fatto, il papa che ingiustamente occupava l'autorità suprema sulla chiesa contro l'autorità della scrittura. Storch e Munzer sei anni dopo dallo stesso principio inferirono che ogni fedele in virtù del suo battesimo avea acquistata una piena e perfetta uguaglianza e che però ognuno era re, principe, nobile, signore, ed esortarono collo stesso calore tutti a sorgere come un sol uomo per gettarsi contro quegli usurpatori del potere, delle ricchezze, de' principati, i quali sono il patrimonio comune; che la terra è stata data a retaggio di tutti per egual maniera, e che il sole spunta sull'orizzonte a beneficio comune di tutti. Tal è l'origine del comunismo e del socialismo nel secolo decimosesto che fu il domma degli anabattisti, figli primogeniti della riforma luterana. Non ebbero questi settari bisogno di grandi stimoli per comunicare il movimento. I contadini della Turingia, della Sassonia, della Franconia, della Suabia, della Baviera, del Tirolo, della Carinzia, della Stiria, dell'Alsazia, della Lorena, di una parte della Svizzera compresero assai bene la loro lezione, e in men di due anni i tanti papi che avea fatti Lutero si trasformarono in altrettanti re. Dieder di mano all'opera, e in breve tempo le devastazioni, gl'incendi, i saccheggi a guisa di fiume straripato invasero e sommersero quelle provincie. I signori spogliati dovettero fuggirsene affin di aver salva la vita, e i principi tremarono sui loro troni [18].

Per buona sorte il nuovo vangelo non avea ancor messe sì profonde radici da renderne il male irrimediabile. Una forte lega di cattolici e di protestanti oppose in tempo a que' fanatici una diga. Il flagello si arrestò, ma mediante la distruzione di Münster e la immolazione di centomila vittime. Ma se l'anabattismo fu represso, non fu vinto di guisa che non potesse risorgere; risorse di fatto nei mennoniti, sebbene la sperienza del passato li rendesse più prudenti o più cauti. Intanto il loro spirito, o, come or dicesi, l'idea, sopravvisse e andava guadagnando terreno nel campo specialmente della riforma, e a poco a poco i protestanti vennero persuasi, che era omai giunto il tempo in cui dovesse rompersi e distruggersi quell'anomalia di protestantesimo retto e governato dall'autorità, vennero persuasi, che era omai tempo di finirla con cotesti principi papi, con cotesti uffiziali politici, con cotesti ministri di polizia i quali tenevano schiava e dipendente la chiesa dallo stato, ed a sè e alle loro baionette avean ristretto esclusivamente il diritto d'imporre a' fedeli liberi in virtù del loro protestantesimo, una fede, un culto, una disciplina.

Di qui quel grido universale che in questi ultimi tempi si fe' sentire nel protestantesimo, della emancipazione della chiesa dallo stato e della piena ed assoluta indipendenza dell'individualismo consecrato dalla riforma. Ma affrancato l'individuo dall'autorità civile, la quale sola dava una specie di unità esteriore a quelle chiese locali, era necessario ad avvenire, che ognuno rientrando in pien possesso de' suoi diritti, di quei diritti dei quali ingiustamente e contro ogni ragione era stato spogliato, potesse intendere la scrittura a modo suo. Ora la più parte di questi interpreti individuali ed indipendenti non vi trovò più verun domma sovrannaturale, non peccato originale, non Trinità, non divinità di G. C., non redenzione, non soprannaturalismo, ma solo naturalismo e razionalismo. Vi si trovò per rincontro il comunismo e il socialismo nella eguaglianza, nel livello il più perfetto delle persone e delle cose.

Nè siavi per avventura alcuno il quale ci obbietti che il comunismo e il socialismo tra i cattolici eziandio ha sua stanza, e che anzi fra questi alligni e si dilati e meni stragi e rovine. Imperocchè a chi di tal guisa ci obbiettasse, risponderemmo, che altra cosa è l'essere infetto di un error estraneo alla propria professione, anzi al tutto contrario alla medesima che altamente lo condanna; altra cosa il produrlo come frutto natio e spontaneo della dottrina e del principio che si professa e che lo ingenera. Le vampe che infuriano e si avventano dal cratere di un vulcano che gorgoglia sono l'effetto naturale del medesimo; che se si appigliano ad una foresta vicina e vi rechino la desolazione e lo spavento, quelle potranno ben dirsi effetto e questa vittima del vulcano, ma non mai apportatrice del fuoco desolatore. Egli è pur troppo vero che la dottrina rovinosa del comunismo e socialismo si apprese nel campo cattolico e vi produce i suoi orribili effetti, ma dottrina siffatta ha sua origine nel campo protestante. Di là si diffuse, di là apportò la strage furibonda. Pruova irrepugnabile ne sieno gli stessi socialisti, i quali dichiarano formalmente che il cattolicismo è il loro nemico, che il capo del cattolicismo è l'avversario nato di lor dottrine e di lor imprese; essi per ciò dichiarano guerra aperta a quanto v'ha di gesuitismo ossia a quanto vi ha di cattolico. Possiamo noi desiderare più esplicite confessioni? E infatti ovunque prevalgono i comunisti e i socialisti, primo lor pensiero, prima lor cura è l'osteggiare il clero, perseguitarlo, sterminarlo con un furore di manìa.

Nel resto l'anarchia religiosa mai non va scompagnata dall'anarchia delle idee e dall'anarchia politica. Una lunga sperienza addimostrò l'una anarchia dar di mano all'altra, e la rivolta contro la chiesa indurre alla rivolta contro lo stato. Or che il protestantesimo pel suo principio essenziale e costitutivo racchiuda in sè l'anarchia religiosa chi potria giammai negarlo? E che altro è l'indipendenza assoluta da qualsivoglia autorità in materia religiosa, se non l'autonomia della ragione individuale, ossia l'anarchia religiosa? Non è forse questo che abbiamo le tante volte inteso ad inculcarsi dai più celebri protestanti de' giorni nostri specialmente, e ne abbiamo poc'anzi recate aperte e ripetute testimonianze? Questa e non altra è la ragione potissima che suole addursi per rigettare ogni simbolica, ossia ogni professione di fede comune o ad una od a più comunioni del protestantesimo, ed obbligante: per rigettare siccome anomala ed anormale qualsivoglia decisione di sinodi in cose di credenza: questa stessa è la ragione per cui, come abbiam veduto, lo stesso concilio così detto ecumenico di Berlino dichiarò che la sua decisione non avrebbe forza di obbligar le coscienze, ma che solo trattavasi di proporre una formola esterna di confessione per l'esterna unione delle chiese protestanti con lasciare ad ogni ministro e ad ogni protestante la libertà di seguire la propria convinzione. Di qui appunto originò l'accusa data dai protestanti recenti ai loro antenati di non aver quasi per tre secoli ben intesa e appien conosciuta la natura del protestantesimo, e di essere stati in continua flagrante contraddizione col principio in forza di cui eran protestanti coll'ammettere e difendere con tanto impegno le viete antiquate lor formole o confessioni di fede. E per questa parte ogni uomo sensato e logico dovrà dar loro ragione [19].

Or bene, se i primi protestanti han trovato o creduto di trovare nella bibbia l'indipendenza della ragione da ogni autorità in materia di fede, si avranno a condannare i protestanti recenziori se nella stessa bibbia trovano o pensano di trovarvi la piena ed assoluta uguaglianza degli uomini tutti fra di sè? Se vi trovano la comunità de' beni, l'emancipazione da ogni umano potere ed autorità? Se tutti per ugual modo i battezzati son re e sacerdoti, avranno ad assoggettarsi ad un loro eguale? La buona logica, la logica inflessibile come la geometria, nol soffre, nol pate, non l'ammette. E ciò con tanto maggior ragione in quanto gli anabattisti più vicini all'origine della riforma già l'avevano conosciuto, proclamato e messo in pratica [20]. La sola violenza fisica e brutale potè render vani i loro sforzi, come al dì d'oggi la sola forza eziandio infrena i socialisti e i comunisti sì che non possano ridurre in pratica le teorie loro.

Di qui s'intende facilmente perchè non ostante l'indifferentismo religioso che domina in cotal fatta d'uomini si mostrino essi così caldi in propagare con tutte lor forze ed industrie il protestantesimo di cui si ridono in cuor loro. Non è la propagazione del protestantesimo che loro sta a cuore, ma la distruzione del cattolicismo, qual ben veggono e sanno esser l'unica barriera insormontabile al loro progetto [21]. Ben poco a lor preme che l'Italia sia protestante, o ch'essa si vesta de' vecchi cenci che or van deponendo a mano a mano le stesse nazioni nordiche rinsavite, ma ben molto lor preme che l'Italia non sia cattolica per potervi innestare e farvi prevalere l'idoleggiato lor socialismo: ciò che non potranno ottenere giammai finchè la religione cattolica vi terrà saldo e fermo il suo seggio. Se il Mazzini, il Garibaldi, l'Avezzana e somiglianti demagoghi e avventurieri avessero potuto mantener tenace l'usurpatasi dominazione di Roma, dopo un lustro o poco più la religione cattolica avrebbe cessato di essere dominante sui sette colli, e il protestantesimo avrebbe fatte le sue funzioni sulla tomba dei santi apostoli. Pruova di ciò sia la schietta manifestazione che ne fe' pubblicamente il Mazzini medesimo [22], e gli altri documenti autentici che ne sono stati raccolti e divolgati [23]: pruova ne sia l'odio da essi ispirato contro il pontefice e i cardinali e contro il clero così secolare come regolare; pruova ne sian le vittime cadute sotto il pugnale assassino, cioè sacerdoti dell'uno e dell'altro clero, il nascondimento, la fuga, la mutazion di abito a che han dovuto ricorrere gli uni e gli altri per sottrarsi alla più barbara persecuzione; pruova ne sieno i ministri predicanti fatti venire a disseminarvi l'errore; pruova il progetto di assegnar quanto prima nel cuor di Roma per l'agghiacciato culto protestante la chiesa del Panteon; pruova infine la copiosa edizione che qui si fece in que' tenebrosi tempi della bibbia alterata e tronca del Diodati [24].

Ma se in Italia, anzi in tutta Europa, il socialismo potesse infin prevalere, che ne avverrebbe della società? Scomparirebbe ogni bene civile e sociale. Un mucchio di rovine vi sottentrerebbe; l'uomo ridotto a poco meno che alla condizione del bruto, se pur non gli dovesse sotto alcuni rispetti sottostare, cadrebbe nello stato selvaggio. Tali sono i frutti che ha recato al mondo, il protestantesimo e che minaccia di recarvi.

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NOTE:

[1] Ved. l'opera intitolata: Un éclair avant la foudre, ou le communisme et ses causes; Avignon 1848, tom. I, pag. 15, 16, come pure l'opera del Martinet, Statolatrie, ou le communisme légal; Paris l848, pag. 22.

[2] Ved. l'egregia opera di Emiliano Avogadro conte della Motta: Saggio intorno al socialismo e alle dottrine e tendenze socialistiche; Torino 1851, pag. 16 e segg. È questa un'opera dotta e profonda, ricca di erudizione non comunale. Non se ne potrebbe raccomandare abbastanza la lettura pei nostri tempi. A questa deve aggiungersi un'altra bell'opera che svolge a maraviglia l'argomento di cui noi qui abbiam preso a discorrere, cioè che il socialismo e il comunismo han presa la loro origine nella eresia del secolo XVI, e non ne sono che il naturale e logico esplicamento. Provasi contro il Guizot, che non vi ha altro rimedio pei mali che minacciano la società che il ritorno al cattolicismo; dappoichè, come già ben disse mons. Doney nel suo Examen et discussion amicale, ecc., se le anime non possono sperare la salute eterna fuor della chiesa, le società non possono qui sulla terra, lungi da lei, ottenere nè la pace, nè la libertà, nè il riposo. Or tale è l'opera del signor A. Nicolas: Du protestantisme et de toutes les hérésies dans leur rapport avec le socialisme; Paris 1852, un vol.

[3] Nell'Univ., 12 fév. 1846.

[4] Ibid., 27 mars 1846. Che poi tutto questo non sia che lo svolgimento del protestantesimo primitivo qual fu concepito da Lutero, il dimostra aperto l'Alzog nella sua Storia ecclestastica con documenti irrefragabili. Ved. l'opera citata Saggio intorno ai socialismo, pag. 602 e segg. in nota, ove si citano molti documenti, e tra gli altri quello tratto dall'opera del protestante luterano Edman intitolata: Divinità della ragione, 1735, in cui, parlandosi del vangelo, così ne scrive: «Bisognava rigettare il Coran cristiano non meno contradditorio e non meglio autentico di quello dei turchi, per tenersi come Enoc e Noè alla sola coscienza che la natura diè maternalmente a tutti gli uomini, la quale loro insegna a vivere onestamente, a non offendere veruno, a dare a ciascuno ciò che gli appartiene. È questa la vera bibbia, sprezzarla è sprezzare sè stesso. La coscienza è il cielo e l'inferno, non vi è nè Dio nè diavolo; la bibbia non fa differenza fra matrimonio e fornicazione: bisogna purgar la terra dai preti, dai re e da tutte le potenze stabilite.»

[5] L'ami de la relig., 1 mars l849.

[6] Constitut,, déc. 1848.

[7] Constitut., déc, l848.

[8] Presso L'Ami de la relig., 14 déc. 1848.

[9] Hist. de dix ans, édit. de 1842, tom. II, pag. 269.

[10] Ibid., tom. III, pag. 107.

[11] Exposition du système phalanstérien de Fourier, par Victor Considérant, pag. 73.

[12] Ibid.

[13] Ibid., pag. 97.

[14] Ibid., pag. 72, 80, l02.

[15] Ibid., pag. 43, e nell'opera Théorie des quatre mouvements, 1840, pag. 18, 146, ecc. Qui però ommetto le oscenità che vi si racchiudono.

[16] Système des contradictions économiques ou philosophie de la misère; Paris 1848. Ved. Un éclair avant la foudre, tom. I, pag. 18 e segg.

[17] Il Vinet nell'op. cit. scrive: «En Angleterre et en Danemark, Henri VIII et Christiern deux tyrans, deux bourreaux; en Suisse, la république de Berne pesamment despotique, se font plus qu'évêques en introduisant d'autorité le nouveau culte... A Genève Calvin fonde une Sparte théocratique, c'est-à-dire, la tyrannie sous la forme de la liberté (pag. 525).» «En France le calvinisme fonda un état dans l'état (pag. 526).» Ed il De Gasparin, nell'opera citata: Intérêts généraux du protestantisme en France, pag. 311, soggiunse: «L'influence grossière de la politique... se fait partout sentir. On souffre en voyant la révolution préparée par Wicleff... s'accomplir en se desséchant sous la main sanguinaire d'un Henry VIII, on souffre en voyant Farel s'appuyer sur une autre puissance que celle de l'évangile, en voyant l'ambition d'un sénat de Berne hâter et discréditer en même temps la conversion de la Suisse romande. On souffre en voyant en France ces braves soldats, ces nobles gentilhommes protestants, mêler aussi quelques passions, quelques haines, quelques projets mondains aux saintes pensées de la foi. Ils nous ont gâté notre réforme.» Nel resto questo non è nuovo giacchè troviamo lo stesso essersi praticato dagli ariani. Gli eusebiani non facevano difficoltà veruna a riconoscere l'imperatore Costanzo come capo della chiesa, mentre i cattolici ne difendevano l'indipendenza. Di qui trasse l'origine la trasformazione del cristianesimo in chiese dello stato introdotta dalla natura ed indole delle sette. Ved. Möehler, Athanase le grand, tom. III, pag. 4-6. E Lutero stesso si avvide che la riforma avea bisogno del braccio di carne per introdursi e sostenersi. Ecco com'egli si raccomanda al landgravio Filippo: «Paupercula et misera ecclesia est, exigua et derelicta, indigens probis dominis regentibus.» Consult. Luth., § 3.

[18] Ved. l'opera che ha per tilolo: Histoire du communisme, ou réfutation historique des utopies socialistes, par M. Alfred Sudre; Bruxelles 1850, ch. 7, 8, 9, 10, nel quali l'autore parla a lungo delle eresie che diedero origine al moderno comunismo, e si stende particolarmente intorno agli anabattisti, i quali parte in tre epoche distinte. Quindi si apre la via a trattare del comunismo e socialismo contemporaneo. Vi ha in tal opera una dovizia di cognizioni assai preziose su tutto questo interessante argomento.

[19] Sebbene di questo vero abbiam nel decorso di quest'opera allegate testimonianze decisive, irrepugnabili, pur qui ci piace come a suggello apporre la confessione del celebre protestante Sismondi. Queste sono le parole sue: «Les protestants n'ont pas toujours bien compris leur propre système; ils n'ont pas toujours senti que l'indépendance des opinions individuelles était l'essence de leurs églises; ils n'ont pas toujours renoncé à l'uniformité de croyance, et ils ont paru quelquefois embarassés de ce qu'on leur reprochait leurs variations et les nombreuses dissidences qu'on trouvait entr'eux. Encore aujourd'hui une moitié des protestants persistent dans la même erreur pour l'unité des doctrines, quoique avec peu de chance de l'obtenir, parce que chacun cherche cette unité dans un système différent.» Revue encyclopéd.; Paris 1826, art. Opinions religieuses.

[20] I recenti mormoniti permettono almeno sette mogli ad un tempo a chiunque il voglia, appoggiati anch'essi alla bibbia ed al loro supremo profeta. Essi hanno dodici apostoli, ed un profeta o pontefice supremo. Gli apostoli sono disseminati su tutta la terra; l'un d'essi, John Taylor, dopo di aver risieduto a Boulogne-sur-Mer e fondatovi un giornale, pare aver rinunziato al suo proselitismo con abbandonar la Francia. Ma l'altro apostolo, Lorenzo Snow, venne in Torino, ove si stabilì liberamente, e d'onde spande i raggi di luce della sua nuova Buona novella, del nuovo puro vangelo protestante. Ved. un bell'articolo intorno a questi mormoniti nell'Univers, 17 févr. l853.

[21] Tratta di questo argomento e lo svolge con profonde vedute Donoso Cortes, marchese di Valdegamas, nell'opera: Essai sur le catholicisme, le liberalisme et le socialisme; Paris 1851.

[22] Veggasi la costui lettera data il 6 agosto del 1849 e pubblicata nel giornale inglese il Globe nel dì 30 dello stesso mese, e riferita nell'opera La rivoluzione romana al giudizio degl'imparziali; Firenze 1850, pag. 14, 15. In essa si dichiara essere stato fine primario della rivoluzione romana lo spossessare il papa non solo del suo dominio temporale, ma ancora della sua autorità spirituale, che questa si voleva sbandita non pur da Roma ma da tutto il mondo; anzi che a questo, come a principio vitale della riforma reigiosa, cioè della libertà di coscienza, si mirava propriamante.

[23] Questi trovansi negli Annali delle scienze religiose nel primi due fascicoli del 1850, e nell'opera intitolata: Sforzi per introdurre il protestantesimo a Roma, con 59 documenti, ecc.; Roma 1850. Vedasi ancora la più recente opera intitolata: Fatti atroci dello spirito demagogico negli stati romani; Firenze 1851 in cui con documenti innegabili di più si provano le oscenità, i ladronecci e l'empietà dei demagogi.

[24] Ved. il Tablet, 9 jull. 1849.